SINDACALISMO SENZA CLASSE

Dall’Ottocento alla Prima Guerra mondiale

 

Gabriele Rossi | 2002

Edizioni Pellegrini Canevascini

 

 

 

 

 

Il volume Sindacalismo senza classe, il primo di una trilogia che dovrebbe portarci dalle origini del movimento sindacale di matrice socialista ai nostri giorni, è apparso grazie alla ricerca di Gabriele Rossi, edita dalle Edizioni Pellegrini-Canevascini in occasione del centenario della Camera del Lavoro.

Esso ripercorre, dalla metà dell’Ottocento alla Prima guerra mondiale, la lunga e complessa fase di gestazione del movimento operaio in Ticino, evidenziando gli apporti che società di mutuo soccorso e cooperativismo di ispirazione radicale, correnti anarchiche e grütliane ebbero in un Ticino segnato da fortissime correnti migratorie: Ticinesi oltre i confini cantonali, Italiani e Svizzero-tedeschi da noi, soprattutto con l’arrivo della ferrovia.

Lo studio è interessante per più motivi. Esso è animato dalla costante preoccupazione di saldare le trasformazioni economiche del Cantone a quelle politiche e sociali, tenendo conto di quanto avviene al di fuori dei confini cantonali – in Lombardia e nel resto della Svizzera – , attraverso confronti originali con regioni simili alla nostra, quali il Vallese o la Valtellina.

In quest’ambito, l’autore riprende criticamente e relativizza alcune tesi date per scontate a livello storiografico, come quella di un Ticino sottosviluppato all’inizio del Novecento, tracciando le dinamiche di una crescita differenziata nel nostro Cantone, durante la Belle Époque: dopo i decenni delle “grandi speranze”, suscitate (soprattutto nelle valli superiori) dalla strada ferrata prima e delle centrali idroelettriche poi, si afferma il polo sottocenerino, da Lugano in giù, segnando così anche uno sviluppo asimmetrico delle organizzazioni operaie sul nostro territorio.

Un giudizio, quello sul nascente movimento operaio, sostenuto da un’analisi quantitativa e qualitativa, che utilizza diversi parametri: l’evoluzione degli iscritti alla Camera del Lavoro e della loro provenienza sociale, geografica e professionale; la struttura organizzativa, la formazione dei militanti e dei quadri dirigenti. Anche sotto quest’ultimo aspetto si vanno infatti stagliando due profili diversi: quello dell’esperto e robusto dirigente italiano, cresciuto nel mondo dell’emigrazione, e la generazione dei più giovani quadri sorti in Ticino, autodidatti, che pure hanno alle loro spalle la faticosa ricerca di lavoro nel resto della Confederazione.

Origini, formazioni e percorsi diversi, che giungono al pettine allorché, sempre all’inizio del XX secolo, si porrà la questione della nascita di un partito politico, quello socialista in Ticino, per un mondo di lavoratori in parte privo dei diritti politici.

Un ulteriore soggetto, con il quale il nostro movimento deve fare i conti, dopo l’enciclica Rerum novarum (1891), è costituito dalle Leghe operaie cattoliche: un rapporto non facile, come sappiamo.

La neonata Camera del Lavoro, che precede in Ticino la costituzione dei sindacati di categoria, oltre che per il rispetto della legislazione sociale, si batte con agitazioni e scioperi per assicurare ai lavoratori condizioni di vita dignitose e il diritto di sindacalizzarsi. Man mano che ci avviciniamo alla prima Guerra mondiale essa getta però anche le basi di una subcultura operaia, che trova un suo spazio nelle case del popolo e in una miriade di associazioni (biblioteche, circoli ricreativi e di coltura sociale), volte ad affermarne la crescita e l’autonomia culturale.

 

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Il libro è disponibile presso le Edizioni Casagrande di Bellinzona.
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