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Archivi della contestazione
Contatti:
Danilo Baratti
091 941 38 67
Via dei Ronchi
6964 Davesco-Soragno
E-mail: baratti (chiocciola) liceolugano.ch
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Negli
"anni '68",
gruppi diversi, spesso effimeri, hanno prodotto documenti interni,
corrispondenza, giornali e volantini sparsi qua e là in
raccolte private. La Fondazione vorrebbe raccogliere le schegge di
questo archivio plurale ed allestire un catalogo ragionato che permetta
ai ricercatori di muoversi più facilmente nei meandri
cartacei della contestazione. Invitiamo i detentori di documenti di
questa natura a prendere contatto con noi.
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Sessantotto e dintorni: per un archivio della
contestazione
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Il
quarantesimo anniversario del Sessantotto ha prodotto, come si poteva
immaginare, una valanga di scritti di ogni genere. In buona parte, ci
è parso, materiali riciclati, a volte opportunamente, altre
meno. A scandire le uscite, la corsa a chi arriva primo (alcune cose
sono apparse già nel 2007) e gli anniversari forti della
prima parte dell'anno: Roma, Parigi, Praga... Così quando
è arrivato l'ottobre messicano si era già
all'overdose. Arriviamo anche noi, appena prima che si chiuda l'anno,
con alcune considerazioni.
Uno
dei
molti giornali studenteschi ciclostilati, ma questo è
proprio di quel maggio. |
In ambito
giornalistico l'approccio preferito è stato il tentativo di
stabilire un bilancio contabile tra la quota di bene e la quota di male
generate da quegli anni, tra l'eredità buona e quella
cattiva, di solito attraverso la contrapposizione tra nostalgici
impenitenti e detrattori iconoclasti, magari inquadrata dal buon senso
comune redazionale. Le voci, da una parte e dall'altra, sia a livello
internazionale che locale, sono quasi sempre le stesse, già
chiamate in causa dieci e vent'anni fa (per fare un esempio ticinese:
l'immarcescibile Giò Rezzonico testimone critico
dell'occupazione dell'aula 20). Inutile dire che, in quanto promotori
di studi e archivi di storia sociale, questo modo giornalistico di
guardare al Sessantotto ci interessa poco. Preferiamo allora ricordare,
limitandoci all'editoria italiana, iniziative come le ristampe di
Laterza o l'Enciclopedia del Sessantotto di
Manifestolibri.
In questa
pagina vogliamo occuparci rapidamente di un paio di questioni. La prima
prende le mosse da un intervento di Luigi Cavallaro sul Manifesto
del 17 giugno 2008. Cavallaro, di fronte al proliferare di
pubblicazioni sul Sessantotto "scritte prevalentemente da protagonisti
o testimoni", riflette sul rischio che la presenza della memoria,
"eminentemente (e irrimediabilmente) soggettiva",
porti gli autori alla "predisposizione di un apparato documentario
più o meno cospicuo al solo scopo di "provare" la
plausibilità di una ricostruzione che
però è figlia della memoria".
L'avvertimento di Cavallaro è più che opportuno e
ogni storico-testimone non può esimersi dal riflettere su
quanto la memoria possa essere una zavorra fuorviante (evidentemente
non si tratta di un problema esclusivo della storiografia del/sul
Sessantotto).
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Non
siamo nell'epoca della sovrabbondanza di immagini.
Fotografie come questa, scattata da Giovanni Doffini durante
l'agitazione
degli apprendisti a Trevano nel 1975, sono anzi piuttosto rare (e
benvenute!)
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Non molto
tempo fa, discutendo di un lavoro propostoci per la pubblicazione, ci
siamo però trovati di fronte a una situazione per certi
versi rovesciata, che presenta risvolti altrettanto problematici. In
che misura è possibile ricostruire una realtà
come quella dei movimenti degli "anni '68" (formula scelta da alcuni
storici francesi per indicare un periodo che inizia prima e si prolunga
fin dentro i Settanta) appoggiandosi solo sui "documenti" che
affrontano esplicitamente, dall'interno o dall'esterno, il convulso
agitarsi delle varie organizzazioni? Nel tracciare un quadro molto
generale i problemi sono forse minori, ma allo sguardo ravvicinato
possono insorgere difficoltà di analisi legate proprio all'assenza
di memoria. Lo storico si trova alle prese da un lato con un
apparato di autorappresentazione difficilmente valutabile, dall'altro
con sguardi esterni spesso incapaci di cogliere lucidamente la
realtà di cui parlano. Per leggere questa realtà,
per illuminarne, sia pure soggettivamente, i frammenti, ecco allora che
la dannata memoria può diventare necessaria.
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Il
mutevole «Paria» ha rappresentato per alcuni anni
il filone della controcultura (beat/hippie/freak/yippie), in un
contesto dominato da pubblicazioni della sinistra rivoluzionaria.
Questo è dell'inizio del 1971
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Nella pagina
del Manifesto che ospita l'articolo di Cavallaro,
si suggerisce, a chi vuole "disporre di una guida ragionata al '68,
senza però sobbarcarsi l'onere di decifrare quanto di storia
e quanto di memoria c'è dentro", la lettura di MARICA
TOLOMELLI, Il Sessantotto. Una breve storia
(Carocci, 2007): l'autrice è nata dopo il Sessantotto e non
si porta dietro quella memoria che sembra essere una sorta di "peccato
originale". Un'altra storica, ANNA BRAVO, inizia il suo A
colpi di cuore. Storie del Sessantotto (Laterza, 2008)
proprio con appunti sulla memoria: "la memoria è spesso
puntiforme, mostra vuoti, slabbrature, cronologie incerte". E in questo
libro la memoria riveste apertamente un ruolo importante nel tentativo
di dar conto di quegli anni, tentativo non meno riuscito di quello,
molto diverso, della Tolomelli (e certamente più piacevole
da leggere, anche per la forte presenza dell'io). Il lavoro della Bravo
mostra come al di là delle riflessioni astratte sulla
pericolosità della memoria, importante sia soprattutto la
consapevolezza del rapporto tra storia e memoria e la sua
esplicitazione.
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Se
giornali e bollettini sono spesso presenti in diverse raccolte di
materiale di quegli anni, lo stesso non si può dire dei
volantini, destinati per loro natura a una maggior dispersione. Questo
è del maggio 1975.
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Dalla memoria
ai documenti, e alla nostra Fondazione. La scarsità degli
studi fin qui dedicati agli "anni '68" nella Svizzera italiana
è forse determinata anche dalla frammentarietà
della documentazione disponibile. Accanto a un'organizzazione duratura
e istituzionalizzata come il Partito socialista autonomo, vi sono
decine di gruppi di diversa natura, spesso effimeri, che hanno prodotto
documenti interni, giornali, volantini, sparsi qua e là in
raccolte private. Alcune schegge di questo archivio plurale e disperso
sono già state affidate alle cure della Fondazione. Da
quest'anno vorremmo raccoglierne altre, di schegge, e poi allestire un
catalogo ragionato che permetta ai ricercatori di muoversi
più facilmente nei meandri cartacei degli "anni '68".
Invitiamo i detentori di documenti questa natura a prendere contatto
con noi. Stiamo anche pensando a una raccolta di testimonianze orali,
di cui dobbiamo decidere i criteri.
(Dicembre 2008)
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Una
delle molte pubblicazioni dalla vita effimera. A quanto ci risulta,
«ControTicino» è rimasto al numero 1,
senza neppure essere passato dal classico numero zero.
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Documenti e spunti
Revoluziun - Un documentario di Urs Frey
A inizio
2008, Urs Frey ha seguito per la rubrica "Storie" della RTSI le tracce
lasciate dalla rivoluzione del '68 nel percorso di alcuni personaggi
grigionesi. Una serie di ritratti e memorie di esperienze vissute a
distanza di 40 anni
Guarda
il documentario (RTSI, 2008; 41'50'')
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