L’AEREO DELLA LIBERTÀ

Il caso Bassanesi e il Ticino

 

G. Butti | P. Genasci | G. Rossi | 2002 | pp. 220

 

 

 

 

 

Il caso Bassanesi è, fra i molti episodi che videro protagonisti gli antifascisti ticinesi, quello più conosciuto e che maggiormente colpì l’opinione pubblica per l’audacia che lo contraddistinse: com’è noto l’11 luglio 1930, Giovanni Bassanesi compì un’incursione aerea su Milano per lanciare sulla città lombarda migliaia di manifestini di “Giustizia e Libertà”, caricati sul suo Farman all’aeroporto di Lodrino da Rosselli e Tarchiani. L’operazione riuscì, ma al suo ritorno l’aereo si schiantò contro il massiccio del S. Gottardo. Bassanesi sopravvisse e il suo processo, tenutosi a Lugano dal 17 al 19 novembre, divenne un affare di rilevanza internazionale.

La ricerca, nel suo impianto generale, parte dalla tesi di laurea presentata a Losanna nel 1979 da un giovane studioso, Giuseppe Butti, prematuramente scomparso. Essa è stata ampliata da Pasquale Genasci e Gabriele Rossi alla luce di nuove fonti disponibili negli archivi pubblici e privati: in particolare nel Fondo Francesco Borella (uno degli avvocati difensori), recentemente consegnato dalla famiglia alla Fondazione Pellegrini – Canevascini.

Il libro è concepito come un racconto a più voci, che riporta gli avvenimenti dai vari punti di vista degli attori coinvolti. Esso é intercalato da documenti, tra cui alcuni inediti di grande interesse storico, ma anche di elevato contenuto politico ed etico (si vedano ad esempio alcune lettere di Rosselli).

Nell’introduzione, il volo su Milano è collocato nel contesto più generale dell’Italia fascista, in cui il regime di Mussolini si stava consolidando; l’antifascismo, nelle sue diverse componenti ideologiche, dopo la sconfitta, cercava di riorganizzarsi, soprattutto all’estero. E in questo contesto il Ticino ebbe un ruolo di primo piano nel sostegno alla lotta al regime, il che provocò frequenti contrasti con le autorità federali, preoccupate di mantenere relazioni cordiali con Roma. In questa sezione sono pure ricordati altri voli di propaganda, tra cui quello che sempre “Giustizia e Libertà” tentò di ripetere partendo da Costanza (novembre 1931), senza successo.

Nel secondo capitolo sono riportate da un lato le inchieste della polizia e della procura, che cercarono ma non sempre riuscirono a scoprire tutti i retroscena, dall’altro gli scritti di Bassanesi e dei coautori del volo che per ovvie ragioni, cercarono di sviare, nascondere e addirittura stravolgere gli avvenimenti.

La terza parte riguardante il processo è stato molto ampliata rispetto a quella originaria, comprendendo anche gli aspetti giuridici della vicenda e le testimonianze della difesa.
L’espulsione di Bassanesi dalla Svizzera – già chiarita da Mauro Cerutti nella sua opera “Fra Roma e Berna. La Svizzera nel ventennio fascista ” per quanto riguarda la discussione e le decisioni del Consiglio federale – è arricchita con nuove informazioni sulla scarcerazione e sull’abbandono del suolo svizzero dell’antifascista aostano. Egli, rientrato in Italia nel 1939, sarà condannato al confino sull’Isola di Ventotene e morirà, infine, in un ospedale psichiatrico nel 1947.
I commenti degli avvenimenti da parte della stampa italiana e di quella degli esuli, nonché dei giornali europei, mostrano quanto questo spettacolare gesto avesse colpito l’opinione pubblica. Nuova è pure la parte sulle conseguenze che ebbe il volo: le misure prese dall’Italia per il controllo della frontiera, quelle della Svizzera per regolare “l’atterramento di aeromobili stranieri” e creare una zona proibita al volo nella regione del Gottardo, nonché le misure introdotte nel nuovo Codice penale federale.

Nelle conclusioni sono sintetizzate le posizioni dei partiti cantonali di fronte agli avvenimenti. I socialisti seppero utilizzare il caso a loro favore, non lasciandosi intimidire dalle gravi accuse rivolte al Ticino dall’esterno e, pur mantenendo una posizione fortemente critica nei confronti del Consiglio federale, evitarono di lasciarsi invischiare nelle polemiche di carattere locale, privilegiando l’impegno antifascista. Il caso evidenziò le divisioni all’interno del partito liberale-radicale e di quello conservatore, che sfruttarono l’avvenimento per scopi di politica cantonale, isolandolo così dal suo contesto generale.

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