LAVORO E PANE!

Il Partito socialista ticinese e la Camera del lavoro di fronte alla crisi economica degli anni Trenta in Ticino

Fabrizio Viscontini | 1993 | pp. 115

Tratto dall’introduzione del libro

 

 

 

 

 

Nell ‘ultimo decennio il periodo fra le due Guerre mondiali in Ticino è stato studiato quasi unicamente dal punto di vista dell’ antifascismo e della storia politica. Viene quindi spontaneo chiedersi quale fu la portata nel nostro cantone della crisi degli anni Trenta? In quale misura condizionò il clima politico e sociale? Perché soprattutto le ricerche sull’ antifascismo hanno involontariamente marginalizzato il fenomeno focalizzando altri temi – sicuramente importanti – di quegli anni. Questo problema comunque non fu evidentemente avulso da quello economico per le forze della sinistra, che videro nella lotta contro la crisi un mezzo privilegiato per evitare che il cittadino svizzero impoverito dal marasma economico cercasse nel totalitarismo una via di salvezza. Inoltre vedremo per il nostro cantone come si porrà con le Rivendicazioni ticinesi del 1938 nuovamente la scelta di un maggior legame economico con la Svizzera d’Oltralpe rispetto ad una possibile incorporazione nello spazio economico italiano, preludio forse di un’ annessione politica.
Nell’ambito della storia economica l’unica opera di un certo rilievo è la parte dedicata al periodo da Angelo Rossi nel suo saggio, E noi che figli siamo…: cento anni di sviluppi economici nel Ticino, oltre alle pubblicazioni di largo respiro di Basilio Biucchi. Negli anni Settanta nell’ ambito della storia economica e sociale ed in particolare sulla crisi degli anni Trenta qualcosa era stato fatto, comunque l’opera monografica riguardante il periodo rimane il lavoro di licenza di Fausto Invernizzi, La disoccupazione nel canton Ticino durante la crisi; 1929-1939, nella quale però rimangono irrisoluti numerosi interrogativi quali: la reazione dei partiti di fronte a questo grave avvenimento e la percezione della crisi. Nel mio lavoro intendo trattare appunto queste questioni rimaste aperte, riducendo il problema principalmente ad un solo partito e sindacato – pur non trascurando gli altri – per analizzare quale fu il comportamento del PST confrontato con la crisi economica che colpì il Ticino praticamente dal 1931-32 al 1939 . Interessante sarà determinare se il partito ha subito la crisi, all’interno per esempio delle sue strutture, oppure se si è servito della stessa per raggiungere i suoi fini. Per far questo non potevo tralasciare l’atteggiamento della Camera del lavoro che era il braccio sindacale del partito, soprattutto tenuto conto di tutta una serie di legami personali che univano le due organizzazioni.
La scelta di un partito di sinistra come un’ organizzazione che affronta una crisi economica non è casuale. Negli statuti del PST del 1932, all’articolo 1. si legge: “[.. ] [Il PST] collabora con le organizzazioni sindacali e con tutte le organizzazioni aventi per iscopo la difesa degli interessi della classe lavoratrice”.
Quindi “a forti ori”, in un periodo di crisi economica, il partito dovrebbe trovarsi in prima linea per la difesa degli interessi della classe lavoratrice.

Una seconda costatazione ha attirato la mia attenzione: i recenti studi riguardanti l’antifascismo in Ticino hanno mostrato quale ruolo di primaria importanza è stato svolto dal PST – unico partito nel suo interno totalmente antifascista nel periodo in questione, a parte i Democratici nati dalla scissione del PLR T del 1934 ed i comunisti – e dai suoi esponenti. Ci si poteva legittimamente chiedere, nell’ ambito dell’ attività politica del partito negli anni Trenta, se questa lotta lo avesse distolto o meno dai problemi economici.
Naturalmente nel presente lavoro ho citato, quando mi si è presentata l’occasione, le iniziative intraprese da altre formazioni politiche e sindacali: come nel caso delle Nuove rivendicazioni ticinesi oppure analizzando i rapporti intercorsi fra la CdL e l’GCST. Scegliendo questa direzione spero che il lettore abbia una visione più completa dell’attività svolta in Ticino contro la crisi economica.
Mi preme sottolineare che in questo studio ho dedicato un largo spazio all’attività “anticrisi” del partito e del cartello sindacale rispetto allo studio diacronico delle loro strutture. Non propongo quindi una storia del PST e della CdL negli anni Trenta – che rimane ancora da scrivere avendo volutamente evacuato il problema dell’ antifascismo nei suoi aspetti politici, oppure le prese di posizione su problemi come quello della difesa nazionale – ma la storia del loro impegno nel campo della politica economica e sociale ed i risultati ottenuti.

Rispetto a coloro che avevano intrapreso qualche anno fa degli studi sul PST o sulla CdL mi sono trovato avvantaggiato: grazie al lavoro svolto dai membri della fondazione “Piero e Marco Pellegrini – Guglielmo Canevascini” si dispone del “Fondo Canevascini”, dell’ “Archivio della Camera del Lavoro” e dell’ “Archivio del Partito socialista ticinese”. Le fonti erano più che sufficienti. La consultazione è stata facilitata dal fatto che tutta la documentazione si trova depositata presso l’Archivio storico ticinese a Bellinzona. Nello stesso luogo ho potuto consultare le pubblicazioni ufficiali quali ad esempio i “Processi verbali del Gran Consiglio” ed i “Rendiconti del Consiglio di Stato” ed alcune opere di carattere economico e sociale apparse nel periodo trattato. Ho fatto largo uso della stampa ticinese di quegli anni, soprattutto per quel che concerne le iniziative ed i referendum.

Colgo l’occasione per ringraziare in modo particolare Gabriele Rossi, gli altri membri della Fondazione e il personale dell’ Archivio storico per l’assistenza prestatami.

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Il libro è disponibile presso le Edizioni Casagrande di Bellinzona.
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