IL CANTONE MALATO

Igiene e sanità pubblica nel Ticino dell’Ottocento

A cura di
Rosario Talarico | 1988 | pp. 175

 

 

 

 

 

Prefazione di Franco Della Peruta

In questi ultimi anni gli studi relativi alla complessa e multi secolare vicenda delle società europee hanno rivolto una crescente attenzione alla ricostruzione della storia della sanità: una storia fatta di endemie, epidemie, pandemie, ora irruente e squassanti come la peste nelle sue varie incarnazioni, ora striscianti insidiosamente come la malaria; di un sapere medico che solo lentamente, e a partire soprattutto dalla seconda metà dello scorso secolo, riesce a superare (con il sempre più ampio ricorso alla sperimentazione) i vincoli di una tradizione, a volte risalente a Ippocrate e Galeno, troppo spesso impotente di fronte al morbo; del lento costruirsi di una trama di strutture assistenziali (con gli ospedali al primo posto) che tende a porsi come presidio avanzato nella lotta contro il mondo della malattia e della morte. I fenomeni che rientrano nella dialettica salute-malattia, vita-morte condizionano infatti il divenire dell’uomo singolo e dell’uomo nella società (da quella elementare della famiglia a quella della più o meno vasta collettività economica, amministrativa, politica); tanto che aspetti essenziali del divenire umano riuscirebbero poco comprensibili senza l’inserimento di quei fenomeni nel quadro esplicativo di quella dialettica: e basti pensare ai trend demografici, al comporsi e ricomporsi e alle strategie delle famiglie, alla produzione delle risorse e a tutta una serie di altri fatti che possono essere lumeggiati nel loro più intimo gioco solo ricorrendo anche all’osservatorio privilegiato costituito dalla storia della sanità.
Alla luce di queste considerazioni si comprende quindi perché si è andata operando una saldatura sempre più stretta tra quello che può essere chiamato l’approccio “interno” della storia della medicina, teso soprattutto a ripercorrere gli sviluppi della scienza, le progressive acquisizioni dell’arte, le sconfitte e le conquiste del sapere specifico nelle sue articolazioni (dall’anatomia alla patologia, dalla diagnostica alla terapia), e lo “sguardo” storico-sociale, che intende situare l’analisi dei fatti morbosi nel contesto storicamente dato e determinato di una società localizzata nel tempo e nello spazio, con le sue strutture sociali ed economiche, le sue culture e le sue mentalità collettive, i suoi apparati assistenziali e le sue competenze scientifiche e sanitarie.
Queste aperture dell’indagine storica verso nuovi territori (che hanno portato anche in Italia all’apparizione di opere significative, come il 7° volume della “Storia d’Italia”/”Annali” della casa editrice Einaudi, apparso nel 1984 e la “Storia della medicina e della sanità in Italia”, di Giorgio Cosmacini, pubblicato nel 1987 da Laterza) hanno ora una loro esemplare e specifica applicazione nelle pagine di Talarico che qui seguono, dedicate al tema della sanità e della malattia nel Canton Ticino dell’Ottocento. Emerge dai densi capitoli della ricerca di Talarico un quadro mosso e ricco di contrasti, che ci presenta in una concatenata successione le difficoltà e i ritardi che classe medica e ceto politico-amministrativo del Ticino dovettero affrontare per radicare nel Cantone il nuovo sapere scientifico e la nuova impostazione previdenziale e assistenziale che delegava compiti sempre maggiori all’intervento pubblico. E accanto a quelle difficoltà vengono posti in evidenza i condizionamenti negativi rappresentati dall’ignoranza e dai pregiudizi popolari (tipica al riguardo la resistenza nei confronti della vaccinazione), dalle strettoie dei bilanci comunali e cantonale, dalle diffidenze dei poveri nei confronti degli ospedali, dall ‘esistenza di vaste fasce di emarginati (dai sordomuti agli esposti), dalla tenace resistenza di “mammane” ed empirici.
È, quello di Talarico, un libro fondato su un approfondito scavo delle più disparate fonti documentarie (spesso sino ad ora trascurate), nel quale i tasselli che lo compongono sono ricondotti ad unità da una trama concettuale ed interpretativa che ordina e padroneggia la congerie dei fatti. Ed è anche un libro che si legge agevolmente, che incuriosisce e attrae, e che merita di essere apprezzato perché ci fa rivivere un segmento – e un segmento non certo minore – del passato ticinese, e al tempo stesso aiuta a meglio comprendere nella loro genesi problemi che la società ticinese ha ancora di fronte a sé alle soglie ormai del nuovo secolo.

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