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Marzo 2005
Il fondo Elio
Galli
Gabriele Rossi
Un regalo per i nostri 40 anni
Il 5 giugno di 25 anni or sono moriva
improvvisamente Nice Monico. Se la sua storia politica è
segnata dall'attività nel comune di Castagnola e nei
consessi, primo fra tutti l'UDST (Unione donne socialiste ticinesi),
che promossero e portarono a compimento la campagna per il diritto di
voto alla donna, nonché dal ruolo di segretaria del PST
assunto dal 1969 fino alla morte, per la Fondazione Nice costituisce il
punto di partenza dell'attività che ha portato a reperire,
ricuperare e ordinare buona parte della memoria storica, cartacea e
non, del movimento operaio ticinese. Questo impegno, iniziato nel 1976
con i primi sondaggi nel mucchio di pacchi di scartoffie più
o meno solidamente legati e ammonticchiati dal partito e dalla Camera
del Lavoro negli scantinati di via Canonica 3 a Lugano, si è
andato sviluppando col tempo coinvolgendo infine anche
realtà extracantonali, come i fondi dell'ECAP attualmente in
via di ordinamento.
Alla documentazione disponibile mancavano tuttavia
i materiali più antichi, fatta eccezione per la
corrispondenza sindacale con l'USS, conservata a Berna. Si sapeva che
erano esistiti volumi di verbali perché essi erano stati
citati da Mario Ferri, che li deteneva, e Canevascini li aveva ripresi
nelle sue conferenze alla fine degli anni Cinquanta. Guido Pedroli
doveva averli allora ricevuti da Canevascini e ne aveva fatto uso,
senza citarli, ne Il socialismo della Svizzera italiana.
L'ultima apparizione era datata settembre 1977; erano allora serviti da
illustrazione, sempre senza indicazione della fonte, per il saggio di
Giorgio Donati Il socialismo ticinese dalla crisi del 1913
all'entrata in guerra dell'Italia, pubblicato dall'Archivio
storico ticinese nel numero 71. Avevo chiesto lumi
più tardi a Virgilio Gilardoni, con cui la Fondazione aveva
ricucito i legami negli ultimi tempi dopo una serie di incomprensioni e
di rimproveri di inattività da parte del Gil, del tutto
giustificati. Gilardoni ci aveva rinviati all'autore e da lì
si poté infine risalire a Elio Galli e alla vedova Miriam.
In casa sua, da una cassapanca chiusa per anni, sono ricomparsi i
documenti che, secondo Miriam, un Guido Pedroli che si sentiva vicino
alla fine aveva portato ad Elio Galli. Era il 5 marzo 2005. La
Fondazione stava per compiere i suoi primi quarant'anni di vita e mai
regalo fu più gradito di quello.
Quasi tutte le persone ricordate ci hanno
lasciato, a volte prematuramente. Le accomuniamo nel ricordo; senza di
loro e di molti altri amici (un nome per tutti è quello di
Dante Ronchetti), la Fondazione, in quarant'anni di
attività, non avrebbe potuto svolgere la gran mole di lavoro
che ci permette oggi di mettere a disposizione degli studiosi una
trentina di fondi documentari, a volte di grande interesse. Il fondo,
dono di Miriam e del figlio Sandro Galli di Brissago, non è
ancora stato depositato in Archivio di Stato. Ve ne forniamo una
descrizione per rendere evidente la sua preziosità.
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