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15.03.2007

Francesco Borella (1883-1963) e il suo archivio

Francesca Mariani

Riflettendo su quanto avrei potuto dirvi dell'avvocato Francesco Borella, di cui ho studiato con grande interesse la vita stendendone la biografia, mi è parso subito arduo, se non francamente impossibile, concentrarne l'intera attività politica in pochi minuti. Rinuncerò quindi a ripercorrerne approfonditamente le vicende, per proporvi invece un paio di brevissimi spunti di riflessione nella speranza di risvegliare in voi l'interesse per questa figura piuttosto singolare all'interno del socialismo ticinese.

La particolarità di questo personaggio deriva innanzitutto dalla professione di avvocato, elemento centrale anche nella sua attività politica. Egli fu infatti per lunghissimo tempo il solo avvocato all'interno del partito socialista ticinese, accanto a Mario Ferri che tuttavia seguì un percorso professionale diverso avvicinandosi piuttosto alla giudicatura. La formazione giuridica e la professione di avvocato condizionarono a fondo l'azione di Borella all'interno del partito, del sindacato e degli organi a loro legati, primo fra i quali Libera Stampa, come pure il suo contributo alla lotta antifascista. A mio avviso, egli fu infatti a tutti gli effetti l'avvocato, cui PST, Camera del Lavoro, Libera Stampa e movimento antifascista fecero quasi inevitabilmente riferimento per ottenere assistenza legale o semplicemente per una consulenza giuridica. Così fu lui ad assistere Guglielmo Canevascini, con cui intrattenne per anni un rapporto di proficua collaborazione tanto da spingere chi ne rimaneva escluso - l'eterno rivale Edoardo Zeli - a parlare addirittura di un "complotto" fra i due, nell'importante processo per il fallimento della Cooperativa sindacale di consumo che avrebbe potuto pregiudicare la carriera politica di Canevascini e, nel contempo, colpire duramente anche la credibilità del PST. Fu lui a far parte del collegio di difesa nel processo a Giuseppe Bassanesi, che raccolse avvocati di tutte le correnti politiche e in cui Borella fu l'unico legale socialista. Fu ancora lui a prendere parte ad un altro collegio di difesa, quello del processo a Léon Nicole e compagni che seguì alla strage di Ginevra del 9 novembre 1932 e in cui Borella portò la voce del socialismo ticinese, all'avanguardia nella lotta antifascista.

Franceso Borella con il figlio Giuseppe
Francesco Borella con il figlio Giuseppe

Altro aspetto che caratterizzò la vita di Francesco Borella fu indubbiamente il legame con l'Italia alimentato da quello con il Mendrisiotto, terra di frontiera in continuo contatto e scambio con la vicina penisola. Pertanto è possibile cogliere la vicinanza all'Italia e alla cultura italiana nell'intero arco della sua esistenza, come un fil rouge che si dipana cominciando dai primi contatti giovanili con gli esuli dei moti del 1898, passando poi all'adesione all'esperienza della sezione ticinese della Dante Alighieri, per giungere alla scelta di aderire alla corrente canevasciniana così vicina all'Italia (e non a quella di Mario Ferri e dell'Aurora) fino alla partecipazione alla lotta contro il fascismo, momento in cui questo legame con l'Italia raggiunse probabilmente la massima fioritura e durante il quale Borella e gli altri suoi correligionari rivendicarono la loro fraterna vicinanza alla cultura italiana, smentendo polemicamente coloro che tacciavano l'antifascismo di sentimenti antiitaliani.

A questi due aspetti della vita di Borella, potrei facilmente aggiungerne altri, quali ad esempio la fedeltà ai valori della democrazia liberale che non tradì mai nemmeno in un momento di grande emozione per il movimento operaio internazionale quale fu lo scoppio della Rivoluzione russa, dimostrando in questa circostanza come in altre grande lucidità politica.
Tuttavia, seppure con grande rammarico, preferisco non soffermarmi oltre sulla vita di quest'uomo che ha saputo appassionarmi tanto (e ci riesce ancora!) per parlarvi invece altrettanto brevemente del suo archivio.

L'archivio Francesco Borella, composto da 211 scatole, consta essenzialmente di tre parti. A una prima sezione di minore consistenza in cui si trovano i documenti personali dell'avvocato e della sua famiglia, seguono altre due parti. Nella prima sono raccolti i materiali che testimoniano dell'azione politica di Borella, fornendo nel contempo preziose informazioni sul PST, sulla Camera del Lavoro, sul movimento antifascista o più in generale sulla storia del movimento operaio ticinese della prima metà del XX secolo.

La seconda custodisce invece i documenti relativi alla sua attività professionale e quindi in sostanza i numerosi dossier del suo studio di avvocatura. Questi materiali, decisamente più eterogenei rispetto ai documenti conservati nella parte politica, offrono contributi interessanti allo studio di diversi aspetti della storia ticinese del XX secolo.

Ad esempio, la ricca serie di dossier relativi a cause di separazione coniugale, divorzio e affidamento dei figli offrono - credo - elementi interessanti per lo studio della storia della famiglia e del ruolo della donna; aspetto quest'ultimo che si ritrova pure nelle cause intentate per rottura di fidanzamento, profondamente indicative di un'epoca e della mentalità che la caratterizzò.
L'archivio Borella contiene pure una ricca serie di dossier che testimoniano invece delle attività di numerose aziende in particolare del Mendrisiotto, fra cui si distinguono le diverse ditte di spedizione, presenti in concentrazioni decisamente elevate nel distretto meridionale e in particolare a Chiasso tanto da caratterizzarne fortemente l'economia.
Prima di concludere, permettetemi solo di ricordare che nell'archivio Borella si trovano pure preziosi spunti per lo studio di altri personaggi interessanti benché di rilievo prevalentemente locale, come ad esempio Gaetano Bernasconi, ricco proprietario di una fabbrica di tabacchi e per lunghi anni sindaco di Novazzano oppure come la baronessa Saint-Léger, proprietaria delle isole di Brissago e donna di considerevole interesse storico.

 

 


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