Fare storia con le immagini

Sul nostro sito vi proponiamo da gennaio 2016, a scadenza mensile, una nuova rubrica intitolata Fare storia con le immagini. Presenteremo ogni volta una vignetta o un disegno allegorico, pubblicati nel giornale socialista ticinese Libera Stampa – uscito dal 1913 al 1993 – accompagnati da un breve testo di presentazione, per contestualizzare storicamente i temi trattati, ricordare gli eventi o i personaggi caricaturati, caratterizzare il linguaggio iconografico e fornire, se possibile, qualche indicazione sugli autori dei disegni. L’importanza delle vignette umoristiche o allegoriche nella storia della stampa non è certo da dimostrare. Si dice spesso, e non a torto, che una buona vignetta vale un editoriale. Si tratta quindi di un documento significativo anche per illustrare e capire la storia dei movimenti sociali.

Per saperne di più:

  • AA.VV., Sguardi su “Libera Stampa” a cent’anni dalla nascita (1913-2013, Bellinzona, FPC, 2013, 64 p.
  • AA.VV., PS. Socialisti da cent’anni, Lugano – Bellinzona, FPC – Partito socialista, 2000, 153 p.
  • Testimonianze di 70 anni, Lugano, edizioni SCOE, 1986, 155 p.
  • Attilio Brilli, Dalla satira alla caricatura. Storia, tecniche e ideologie della rappresentazione, Bari, Dedalo, 1985, 247 p.

Archivio “Fare la storia con le immagini”

La fine “diabolica” di Libera Stampa

Fonte: Nuova Libera Stampa
Data di pubblicazione: 29 ottobre 1993
Autore: anonimo

Dopo 80 anni di vita, il 29 ottobre 1993 calava il sipario sul quotidiano socialista ticinese. Usciva infatti l’ultimo numero di Nuova Libera Stampa, titolo dal sapore vagamente retro inaugurato un anno prima, e che doveva suggellare la riunificazione tra i due tronconi del socialismo ticinese, divisi dal 1969, fondendo i titoli dei rispettivi organi di stampa: Politica Nuova e Libera Stampa. L’esperienza fu di breve durata, per motivi essenzialmente economici – l’insufficienza d’introiti pubblicitari – ma anche perché il mondo dei quotidiani di partito stava cambiando radicalmente e rapidamente.

Anche il ricorso alle vignette umoristiche o satiriche stava assumendo nuove modalità. Proprio Nuova Libera Stampa pubblicava un supplemento satirico quindicinale intitolato Diavolo, che aveva esordito nel 1991 quale inserto di Politica Nuova. Il quindicinale satirico – trascinato più volte anche davanti ai tribunali per l’irriverenza e la “ferocia” di certi suoi disegni o articoli – è sopravvissuto ai due organi di stampa socialisti dei quali era una costola, è uscito indenne da un travagliato tentativo di collaborazione con il quotidiano La Regione, e persino al fatto di aver avuto tra i suoi collaboratori, tale Lorenzo Quadri. Quest’ultimo era così presentato in un volume del 1994 che riuniva le migliori vignette del periodico: “Detto il Biondino, è il più giovane membro della redazione, Rappresenta il nostro futuro e quindi c’è poco da stare allegri. Tenetelo d’occhio: il ragazzo si farà, poco per cominciare ma poi ci prenderà gusto”1.

Per chiudere questa serie di vignette apparse sul quotidiano socialista Libera Stampa, abbiamo quindi scelta l’ultima, pubblicata in forma di epitaffio “diabolico”: omaggio a un giornale con una storia dignitosa e persino gloriosa nel periodo della militanza antifascista, e quasi un passaggio di testimone nell’ambito della vignetta satirica.

1 3 anni all’inferno, le migliori vignette del Diavolo, Bellinzona, 1994, p. 225.

Anni Trenta: combattere la crisi con misure sociali e con il sostegno pubblico all’economia

Fonte: Libera Stampa
Data di pubblicazione: 28 maggio 1935
Autore: sconosciuto

La crisi economica mondiale, iniziata negli Stati Uniti nel 1929, colpisce anche la Svizzera, benché in misura attenuata rispetto ad altri Paesi europei. Il partito socialista critica le misure adottate dal Consiglio federale con combattere la crisi, segnatamente la politica deflazionistica adottata dal 1932 e chiede misure più incisive. In un’alleanza inedita con il movimento dei Giovani contadini, lancia un’iniziativa popolare “per combattere la crisi economica e il disagio” – più nota come iniziativa di crisi –destinata a “garantire condizioni d’esistenza sufficienti per tutti i cittadini svizzeri”. Si chiede in particolare l’adozione di un piano quinquennale, per la creazione di occasioni di lavoro, il controllo dei prezzi e la difesa dei salari, la sorveglianza dei cartelli e dei trust, il sostegno all’industria d’esportazione e al settore turistico, nonché la regolamentazione del mercato dei capitali e sgravi sui tassi d’interesse per consentire ai contadini indebitati di conservare le loro terre. Si chiede inoltre di estendere a tutti i settori l’assicurazione contro la disoccupazione. Per finanziare tali misure, l’iniziativa propone il ricorso al prestito pubblico, tramite l’emissione di obbligazioni.
L’impegno dei socialisti nel sostenere questa iniziativa è pari a quella del campo borghese e degli ambienti economici e finanziari nel combatterla. Si teme una forte limitazione dell’iniziativa privata e la rovina dell’economia, il crollo del franco svizzero e un’eccessiva centralizzazione politica. Gli avversari la qualificano di “iniziativa della bancarotta”. La proposta viene respinta in votazione popolare il 2 giugno 1935 dal 57% dei votanti; i sì prevalgono in cinque Cantoni germanofoni (Berna, Soletta, Sciaffusa, Basilea Città e Campagna); in Ticino viene respinta dal 65,5% dei votanti. Altissima la partecipazione a livello nazionale: 84,35%.
Anche i socialisti ticinesi e il loro giornale Libera Stampa, orchestrano una forte campagna in favore dell’iniziativa. Nell’imminenza del voto, il tema monopolizza quasi le pagine del giornale, con editoriali, appelli a caratteri cubitali e numerose illustrazioni e caricature a sostegno del testo in votazione.

Tra le diverse vignette apparse nelle settimane che precedono il voto abbiamo scelto questa, che rompe con i canoni simbolici e le figure allegoriche dell’iconografia socialista tradizionale. Non mette in scena lavoratori muscolosi e virili dallo sguardo fiero o donne e bambini che tendono la mano per chiedere soccorso; non oppone nemmeno gli sfruttati in brache di tela agli speculatori in doppiopetto. Raffigura invece l’importanza degli scambi internazionali per sottolineare la necessità di sostenere l’industria d’esportazione svizzera. I treni elettrici simboleggiano le principali esportazioni elvetiche: orologi, formaggio, carne, mentre i treni a vapore indicano le materie importate: carbone, automobili, prodotti industriali. La vignetta illustra nel contempo il ruolo della rete ferroviaria negli scambi internazionali della Svizzera e dell’Europa.

Archivio “Fare la storia con le immagini”

Il grande Napoleone e il piccolo Benito

Fonte: Libera Stampa
Data di pubblicazione: 1° maggio 1925
Autore: Scarabeo

 

Il giornale socialista ticinese Libera Stampa ebbe udienza e considerazione internazionale durante il periodo fascista. Dopo la fascistizzazione dei media italiani, rimase in pratica il solo giornale socialista e antifascista pubblicato in lingua italiana. Era quindi letto con interesse anche in Italia, tanto più che contava tra i suoi redattori e collaboratori esponenti antifascisti italiani, spesso celati dietro pseudonimi. Anche diversi fuorusciti rifugiatisi all’estero divennero preziosi informatori e collaboratori del quotidiano socialista ticinese. Le informazioni e i commenti pubblicati su Libera Stampa erano fonti di prima mano su quanto succedeva in Italia sotto la dittatura di Mussolini. E lo stesso regime fascista era attento a quanto riferiva il foglio ticinese.

L’antifascismo del giornale traspare quindi anche dalle vignette pubblicate negli anni Venti e Trenta. Quella che proponiamo accompagnava un articolo dal tono sarcastico, nel quale si ironizzava sul conferimento al Duce di un’importante onorificenza di Casa Savoia: il «Collare del Supremo Ordine della Santissima Annunziata» che elevava l’insignito al rango di «cugino del re». Libera Stampa riprodusse per l’occasione un articolo di Benito Mussolini, apparso sull’Avvenire dei Lavoratori del 30 aprile 1904, nel quale il rivoluzionario Mussolini accusava la monarchia sabauda di ogni turpitudine.

La vignetta ironizza sull’ammirazione che il Duce nutriva per Napoleone Bonaparte. Mussolini immaginava per lui un destino napoleonico ed era persuaso che le sue gesta avrebbero uguagliato o superato la gloria del Corso. Mussolini scrisse tra l’altro, con la collaborazione del drammaturgo Giovacchino Forzano, un dramma teatrale (1930), dal quale fu tratto nel 1935 anche un film, intitolato Campo di maggio, ispirato alle ultime battaglie di Napoleone, il quale nonostante la sconfitta conobbe la gloria.

Il disegno propone il confronto impietoso tra la statura di Napoleone e quella di Mussolini che, pur usando come piedestallo Machiavelli, rimane una specie di nanerottolo sfottuto da Napoleone stesso.