Immagini al plurale

ESPOSIZIONE FOTOGRAFICA

Nel 2015, in occasione del 50° anniversario di attività, la Fondazione Pellegrini Canevascini ha proposto al pubblico un’esposizione fotografica che segnava la conclusione di un progetto di conservazione, descrizione, e valorizzazione della sua collezione fotografica.

Fotografie di Alessandro Ligato

A margine dell’esposizione fotografica e in occasione dei 50 anni di attività, la FPC ha pubblicato un volume che contiene contributi che ripercorrono la storia e l’attività della FPC, presentano il progetto di conservazione, descrizione e valorizzazione della collezione fotografica e analizzano l’uso storico di questo particolare tipo di fonte documentaria. Il volume contiene inoltre 80 fotografie selezionate tra quelle esposte.

Immagini al plurale. Fotografie storiche della Fondazione Pellegrini Canevascini, Bellinzona, Fondazione Pellegrini Canevascini, 2015 (128 p.; 20.- CHF)

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Officine FFS: esposizione e progetto

“Guerra e pace del lavoro! L’Officina: il senso di uno sciopero”

Nel 2008, in pieno sciopero dell’Officina di Bellinzona, la collaborazione tra l’Archivio di Stato del Canton Ticino e la Fondazione Pellegrini Canevascini, grazie anche al lungimirante sostegno dell’esecutivo cantonale, permise la raccolta di buona parte dei materiali prodotti dal movimento; ora questi materiali sono depositati nel Fondo 61 della Fondazione Pellegrini Canevascini, accessibile al pubblico presso l’Archivio di Stato a Bellinzona (inventario). Un anno dopo, cominciava una nuova avventura: con il progetto “Memorie di Ferro”, la Fondazione Pellegrini Canevascini, in collaborazione con l’Associazione Treno dei Sogni, raccolse circa 70 lunghe interviste filmate.
 
È nato così un concetto espositivo che dà una profondità temporale allo sciopero, momento forte inserito nel lungo periodo delle trasformazioni sociali ed economiche. Le testimonianze audiovisive dei protagonisti dello sciopero dell’Officina accompagnano il visitatore lungo il Novecento: quali i cambiamenti nel lavoro? Quale l’influenza della cultura sindacale e padronale? Quale il ruolo dello Stato sul territorio? Quali i rapporti tra il centro e la periferia? E infine, quale il senso di uno sciopero? Questi alcuni degli aspetti che l’esposizione invita a indagare.

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Registro vittime del lavoro

La FPC, in collaborazione con il sindacato UNIA Ticino ha creato e gestisce una banca dati per la catalogazione di tutti gli incidenti sul lavoro registrati nella Svizzera italiana. La banca dati vuole essere uno strumento di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di prevenzione dei rischi, ma anche un contributo alla conoscenza scientifica e alla memoria collettiva.

Il progetto prevede di censire tutti gli accadimenti nell’ambito di un’attività professionale che mettono in pericolo l’incolumità di una lavoratrice o di un lavoratore. Per ogni indicente (indipendentemente dalle conseguenze fisiche o psichiche) si cercherà di raccogliere, oltre ai dati statistici (data, luogo, ora, età della vittima, eccetera), informazioni sulle politiche di prevenzione attuate sul luogo di lavoro, ma anche le valutazioni soggettive della vittima per rapporto ai rischi connessi alla sua attività.

La storica Vanessa Bignasca, della FPC, gestisce e aggiorna la banca dati sulla base delle schede di segnalazione compilate dai responsabili del sindacato e delle informazioni raccolte attraverso i comunicati di polizia e altre fonti. Finora sono stati inseriti tutti i casi conosciuti a partire dal 28 novembre 2012.

La data del 28 novembre 2012 non è casuale: l’iniziativa affonda infatti le sue radici in un tragico evento avvenuto proprio quel giorno a Montagnola, dove Antonio Pappalardo, 33enne frontaliere, sposato con figli di 2 e 6 anni, impiegato di una ditta attiva nello smaltimento dei rifiuti, venne investito mortalmente dal camion su cui lavorava. Immediatamente, in segno di riconoscenza e vicinanza con questo frontaliere che lavorando con i nostri rifiuti ci ha rimesso la vita, lasciando oltretutto in gravi difficoltà economiche la famiglia, diverse personalità del Partito socialista ticinese, dell’Associazione Bel Ticino e del sindacato UNIA hanno promosso con successo una raccolta di fondi per sostenere la vedova e gli orfani, uno dei quali tra l’altro con gravi problemi di salute.

Per dare continuità all’iniziativa e fare in modo che non si esaurisse con questa forma di aiuto materiale, si è pensato alla creazione di un registro delle vittime del lavoro, di cui poi si sono fatti carico UNIA e la FPC.

Il registro offre un quadro di analisi sulla sicurezza professionale, è utile a fini statistici e comparativi e si prefigge soprattutto di conservare una memoria storica e collettiva di tragedie che la nostra società tende a considerare “private”, a catalogare come “fatalità” e infine a dimenticare.

Per ulteriori informazioni:

Vanessa Bignasca, curatrice del progetto (vanessa.bignasca@bluewin.ch)

Enrico Borelli, Segretario regionale Unia Ticino

Nelly Valsangiacomo, Presidente della FPC (nelly.valsangiacomo@unil.ch)

Presentazioni del progetto:

“Un registro per gli infortuni” de Il Quotidiano (RSI, 2 ottobre 2014)

“Incidenti sul lavoro catalogati” nelle Cronache della Svizzera italiana (RSI, 2 ottobre 2014)

“Un registro per capire e ricordare”, Area, N- 14, 25 settembre 2015

Scuola e formazione professionale tra gli emigrati italiani in Svizzera: percorsi di integrazione sociale

Il progetto di ricerca “Scuola e formazione professionale tra gli emigrati italiani in Svizzera: percorsi di integrazione sociale”, sviluppato da Paolo Barcella (dottore in storia e collaboratore scientifico della nostra Fondazione) grazie agli assegni triennali dell’Università di Bergamo, si è concluso con la pubblicazione del volume Migranti in classe. Gli italiani in Svizzera tra scuola e formazione professionale, Ombre Corte, Verona, 2014. Nel corso della ricerca sono stati consultati alcuni archivi della Fondazione Pellegrini Canevascini e adoperati diversi documenti lì conservati. Qui di seguito una breve sintesi del volume:

La crescente presenza dei figli dei migranti nelle scuole italiane ha aperto in anni recenti un dibattito sulle opportunità e i modi della loro
integrazione nel nostro sistema scolastico, talvolta alimentando nella popolazione i conflitti, le reazioni e i sentimenti xenofobi, presto strumentalizzati da varie forze politiche. Molti analisti e polemisti hanno sviluppato le proprie teorie e proposto soluzioni senza tenere in considerazione i precedenti storici che avrebbero aiutato a far luce sulla questione. In particolare, tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, centinaia di migliaia di figli di emigranti dai paesi dell’Europa meridionale posero per la prima volta il problema dell’inserimento di massa di bambini stranieri nelle scuole pubbliche francesi, britanniche, svizzere e tedesche. Questi paesi reagirono in modi diversi, andando alla ricerca di politiche scolastiche rivolte ai migranti che fossero coerenti con le loro politiche migratorie.
Lo studio di Paolo Barcella ricostruisce i termini del dibattito, concentrando l’attenzione sul caso svizzero e sui migranti italiani e mostrando come la questione del loro inserimento nelle scuole e nei corsi di formazione professionale dipendesse da diversi fattori: innanzitutto, dal modo in cui gli stati intervenivano con le loro politiche; in secondo luogo, dalla posizione nel mercato del lavoro che i migranti avevano e a cui i loro figli potevano ambire; infine, dal ruolo svolto dalle associazioni sindacali, di tutela e di autotutela dei migranti.

Condizione migrante, lotte e sindacati: gli anni caldi alla Monteforno (1970-1975)

Mattia Pelli, dottorando presso le università di Losanna e Bologna e collaboratore della Fondazione Pellegrini Canevascini, ha depositato con successo un progetto di ricerca presso i Sozialarchiv di Zurigo sulla stagione di lotte vissuta alla Monteforno di Bodio tra il 1970 e il 1975. Con il sostegno finanziario della Fondazione Rifkin Hill, si occuperà di ricostruire la storia delle azioni operaie sviluppatesi in una delle più importanti acciaierie svizzere, movimento che ha visto tra i principali attori una generazione di immigrati provenienti prevalentemente dal Sud Italia.

L’ipotesi alla base di questa ricerca, che dovrà essere verificata nel corso del lavoro, è che – insieme ad altri fattori tra cui le lotte studentesche del ’68 e la nascita dei partiti di estrema sinistra; le iniziative popolari contro gli stranieri; le prime avvisaglie della crisi economica – la condizione sociale dei lavoratori immigrati abbia giocato un ruolo di primo piano nella nascita, anche alla Monteforno, di una nuova generazione di militanti operai in fabbrica, spesso critici nei confronti della pace del lavoro e dei sindacati.

 

Lo studio si baserà sia su fonti orali che su fonti scritte, con una ricerca approfondita che permetterà di valorizzare tra gli altri anche gli archivi sindacali conservati presso la nostra Fondazione.

Riassunto del progetto di ricerca

Per saperne di più: un articolo di Pelli da una sua precedente ricerca sulla Monteforno realizzata per conto del DECS del Cantone Ticino (Storicamente n. 4, 2008)