Guido Pedroli (1928-1962)

Nell’archivio della Fondazione Pellegrini Canevascini non esiste un fondo Pedroli perché i materiali erano stati raccolti o dal Centro Guido Pedroli o restavano alla famiglia. Tuttavia, alcune tracce significative del suo lavoro e del suo impegno come militante in ambito politico, sindacale, in movimenti e associazioni si possono incontrare.

– FPC 01 PST: del periodo esistono le registrazioni di riunioni della Direzione (comitato esecutivo) e del Comitato cantonale (commissione direttiva) depositate presso la Fonoteca nazionale. Ci sono anche i verbali cartacei. Le registrazioni dei congressi, sempre depositate dalla Fondazione Pellegrini Canevascini presso la Fonoteca nazionale, sono consultabili online.

– FPC 02 Libera Stampa e Diritti del Lavoro: ci sono pochi accenni alla questione del Direttore e alla situazione del giornale negli anni 1956-62.

– FPC 05 Guglielmo Canevascini: nella sezione dedicata a Libera Stampa figurano alcune lettere sul problema del Direttore. Anche nella scatola 12, sul congresso del 1962, si trovano documenti interessanti.

– FPC 19 Werner Carobbio: sul movimento antiatomico, segnatura 05/ 6.3 e 6.4; sulla FGST, segnatura 05/5 oltre al già segnalato 1.2.  

 

 

Guido Pedroli e Libera Stampa

Questa lettera, che Guido Pedroli scrisse a Guglielmo Canevascini il 2 luglio 1959, si inserisce nei contatti e nelle discussioni sorte al momento di sostituire Piero Pellegrini, destinato ad assumere la carica di consigliere di Stato il 24 agosto, alla direzione di Libera Stampa.

Pedroli era stato contattato in precedenza ma aveva rifiutato. Perciò Pellegrini, il 18 maggio, scriveva a Canevascini: “Prima di tutto dovrebbe essere costituito un Comitato di direzione che potrebbe essere così composto: Canevascini, presidente, P. Pellegrini e Bellinelli o Pedroli, ma la vicinanza di Bellinelli mi sembra suggerire la preferenza a lui. … Dopo la rinuncia di Pedroli non credo che le condizioni del giornale ci consentano per il momento di assumere un direttore al quale non si potrebbe fare a meno di dare uno stipendio per lo meno doppio di quello che percepivo io.” . Macaluso, nel suo saggio sulla Storia del Partito Socialista Autonomo dice soltanto “in quei mesi sfumò la possibilità che a Pedroli venisse affidata la direzione di Libera Stampa” (Locarno, Dadò, 1997, p. 87). Dalle lettere parrebbe di vedere soprattutto un’esitazione dello stesso Pedroli, del tutto comprensibile, viste le difficoltà oggettive della situazione (si trattava di chiarire la posizione di Silvano Ballinari, redattore cui non veniva perdonato lo scivolone capitato durante la crisi d’Ungheria, quando aveva accusato i rivoltosi di essere antirivoluzionari atirandosi le ire di tutti o quasi.

La soluzione fu quella di creare un Consiglio direttivo del giornale, composto di Guglielmo Canevascini,  Ugo Lovera, Eros Bellinelli, Ernesto Hunziker, Silvano Ballinari. Quest’ultimo divenne redattore responsabile ma non direttore; si parlò di soluzione “del meno peggio” e suscitò molte critiche.

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Fonte: Archivio Fondazione Pellegrini Canevascini in ASB, fondo 05 Guglielmo Canevascini, segnatura 10.3.5/24.

 

La questione atomica

Presentiamo un documento che riguarda il Gruppo Ticino del Movimento svizzero contro l’armamento atomico. Si tratta del progetto di manifesto da sottoporre all’assemblea costitutiva.

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Fonte: Archivio Fondazione Pellegrini Canevascini in ASB, fondo 19 Werner Carobbio, segnatura 6.3.1.

Pompeo Macaluso (Storia del Partito Socialista Autonomo, Locarno, Dadò, 1997, p. 46) così riassume l’importante vicenda:

“Sulla scia del Comitato fondato a Berna nel 1958 e per impulso di Guido Pedroli, il 26 novembre del 1961, da una riunione tenuta al Buffet della stazione di Bellinzona alla quale parteciparono una quarantina di persone, nacque il “Gruppo Ticino del Movimento Svizzero contro l’armamento atomico”. Quella sera si decise anche di nominare un comitato di coordinamento formato da Vinicio Salati, Elio Galli, Werner Carobbio, Guido Pedroli, Giovanni Orelli, Franco Lepori, Alfredo Leemann, di dotarsi di un organo di informazione e di lanciare un manifesto. Il Gruppo promosse numerose iniziative: un “Bollettino”, seminari, serate di discussione, mostre, ma soprattutto aderì alle “marce di Pasqua” che dopo quella di Aldermaston (1958) si tennero anche in Svizzera. Per la prima (12-13-14 aprile 1963 da Losanna a Ginevra), sollecitati anche da una dichiarazione pubblica firmata da Piero Bianconi, Vinicio Beretta, Carlo Florindo Semini, Giorgio Orelli, Pietro Salati, Didier Wyler, Otello Rampini e Francesco Chiesa, presero il treno un centinaio di ticinesi. Un crescendo di attività che senza dubbio contribuì al succeso delle due iniziative antiatomiche nelle votazioni del 1° aprile 1962 e del 26 maggio 1963, respinte invece a livello federale.”

 

Per una politica di autonomia socialista

Il promemoria “Per una politica di autonomia socialista”, del 19 aprile 1962, si inserisce tra i testi in preparazione del Congresso del PST 20 aprile 1962.

Il primo che la minoranza elabora nell’intenzione di strutturare meglio le sue opinioni ed opporle con crescente visibilità a quelle della maggioranza, creando di fatto una corrente all’interno del partito, è “Per una politica di sinistra del Partito Socialista Ticinese (PST)” , che Macaluso situa nell’ottobre 1961. È stato pubblicato (dal manoscritto) in Il senso e le parole. Scritti di Guido Pedroli 1952-1962 a cura del Centro Guido Pedroli, s.l., ed. Casablanca, 1990, pp. 169-171. In forma dattiloscritta è presente in FPC 19 fondo Werner Carobbio, segnatura 1.2.1.

Daranno luogo, alla vigilia del Congresso, al rapporto 18 maggio 1962 firmato da Pedroli, Galli e Carobbio, il quale sarà sottoscritto da 14 membri della Direttiva. In forma dattiloscritta è pure presente in FPC 19 fondo Werner Carobbio, segnatura 1.2.1.

L’obiettivo di “Per una politica di autonomia socialista” è scandito già dal titolo: combattere l’Intesa di sinistra con i liberali-radicali affinché, da una posizione autonoma, i socialisti, attraverso alleanze da costruire sui singoli obiettivi, possano affrontare problemi di fondo per raggiungere i quali si dovrà pure puntare sulle armi dell’iniziativa e del referendum.

Questo era il clima politico ad un solo mese dalla scomparsa, a 34 anni, di Guido Pedroli.

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Le conferenze

Nel novembre del 1953 Visani scrive a Pedroli proponendogli di tenere qualche conferenza nell’ambito dei cicli indetti dall’Ente cantonale di cultura operaia. Pedroli risponde che pur essendo molto preso dal lavoro scolastico fa volentieri un sacrificio “per un’opera così meritoria”. Propone una o più conferenze sul tema “La rivoluzione francese” e precisa che se questo titolo potesse risultare polemico si potrebbe anche intitolare “La rivoluzione borghese”, il che sarebbe anche più efficace. In alternativa propone anche di trattare il fema “La società feudale”.

L’Ente sceglie “La rivoluzione borghese” e prevede che la conferenza si terrà sia a Lugano che a Locarno.

Sempre nell’ambito della corrispondenza relativa a queste conferenze, Pedroli si congratula con Visani per un suo intervento in Gran Consiglio sulla scuola maggiore e scrive (lettera del 30 novembre 1953) “Ma resta ancora molto da fare, in materia di legislazione scolastica. E credo che per il nostro Partito sia questo un momento particolarmente favorevole per mostrare come il peso delle sue idee sia di tanto superiore al suo peso politico”.

Questo materiale si trova nell’archivio della CdL, sc. 130, F 2/2-3.

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I fondi sonori depositati presso la Fonoteca Nazionale Svizzera

Nella corposa documentazione sonora, confluita dai diversi fondi della FPC negli archivi della Fonoteca Nazionale, sono presenti alcune importanti testimonianze sulla figura di Guido Pedroli e sul suo impegno politico e intellettuale.

Segnaliamo, tra gli altri, due documenti.
Il primo, proveniente dal fondo Werner Carobbio (FPC 19),è il frutto di una registrazione “dal vivo” di una conferenza interamente dedicata al filosofo e storico socialista. Una conferenza organizzata presumibilmente poco dopo la morte del Pedroli ( la data e il luogo di registrazione rimangano sconosciuti) nella quale interviene il filosofo italiano Enzo Paci. Il filosofo esistenzialista, milanese di adozione, fondatore e direttore della rivista Aut Aut, ricorda la formazione filosofica del Pedroli e l’importanza del suo dialogo con Husserl e Scheler, ma ripercorre anche la fasi storiche del suo contributo dialettico allo sviluppo del socialismo nella Svizzera Italiana.
Conferenza sulla figura e il pensiero filosofico di Guido Pedroli, Il Socialismo nella Svizzera Italiana (1880-1922) (18BD1648)

Il secondo documento è invece il frammento di un’intervista realizzata da Nelly Valsangiacomo ed Elio Canevascini sulla vita del Consigliere di Stato Guglielmo Canevascini. In questa testimonianza del 1994, l’intervistato ricorda l’attività di Pedroli nella Gioventu Socialista e il fondamentale e decisivo apporto critico in seno all’organizzazione del partito.
Intervista a Elio Canevascini sulla vita del Consigliere di Stato socialista Guglielmo Canevascini (MI8)