L’associazione Il Becco giallo, nata nel 2010, riunisce persone sensibili alla storia sociale e del movimento operaio nella Svizzera italiana, e intenzionate a sostenere finanziariamente e moralmente l’operato della Fondazione Pellegrini Canevascini.

L’obbiettivo principale dell’associazione è aiutare la FPC a far fronte all’importante mole di documenti recuperati e di facilitare le sue iniziative di valorizzazione culturale del patrimonio storico. La messa a disposizione di un finanziamento regolare, grazie in particolare alle quote versate dai membri del Becco giallo, permette in effetti alla Fondazione di compiere un salto di qualità nel lavoro di catalogazione dei materiali d’archivio. Il Becco giallo propone inoltre periodicamente manifestazioni destinate a far conoscere le attività della Fondazione e a promuoverne le pubblicazioni.

Il comitato dell’associazione è attualmente composto da Tiziana Mona-Magni (presidente), Gianrico Corti (vicepresidente), Piero Conconi, Fabio Dozio, Milena Garobbio (cassiera), Nicola Pini, Marilena Ranzi-Antognoli, Lara Robbiani-Tognina e Fabrizio Viscontini.

La quota sociale ammonta a fr. 100.- (20.- per apprendisti e studenti) e dà diritto annualmente a un volume omaggio pubblicato dalla Fondazione Pellegrini Canevascini. Tutti gli interessati possono iscriversi contattando l’associazione all’indirizzo: ilbeccogiallo.ticino@gmail.com

 

Perché “Il Becco giallo”

La scelta del nome dell’associazione merita due parole di spiegazione. “Il Becco giallo” era infatti il titolo di un settimanale satirico antifascista fondato nel 1924 a Roma da Alberto Giannini, che dopo aver subito varie persecuzioni e una condanna a cinque anni di confino fuggì in Francia, dove nel 1927 riprese la pubblicazione.

Forse Giannini passò da Lugano e soggiornò all’Osteria Cantonale, gestita dall’antifascista italiano Dante Bassi, che decise di ribattezzare il suo locale in Osteria del Becco Giallo. L’insegna che aveva fatto dipingere rimase però appesa per poche ore, perché la sua rimozione venne immediatamente intimata dalla polizia per salvaguardare i buoni rapporti con l’Italia. Il nome comunque rimase e l’osteria fu durante tutto il periodo bellico luogo d’incontro di antifascisti.

 

Per approfondire

 

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