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Medicina e socialismo
Alfredo Morabia | 1985 | pp. 254
Prezzo: CHF 22
Fondazione Pellegrini-Canevascini
Medicina democratica, Milano
Il libro può essere ordinato direttamente on-line sul sito della Libreria Casagrande:

Note sull'autore
Alfredo Morabia, nato nel
1952 posside una formazione di medicina interna e di medicina
del lavoro. È membro dell'Associazione dei medici progressisti
ginevrini. Collabora alle riviste "Scienza Esperienza"
e "Medicina democratica". È pure collaboratore
della Centrale Sanitaria Svizzera. |
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Prefazione all'edizione svizzera
Prof. Dr. med. Giorgio Noseda
Indipendentemente dall'analisi ideologica del rapporto tra
medicina e socialismo, che come tale probabilmente non è
da tutti condivisa, questo libro ha il grande merito di denunciare
alcune verità che negli ultimi anni, sotto la pressione
delle spese per la salute continuamente crescenti, che si avvicinano
in Svizzera ai 15 miliardi di franchi all'anno, si stanno lentamente
facendo strada.
Ci si è infatti resi conto che i costi della medicina
, così come attualmente esercitata e in particolare degli
ospedali acuti, sono sproporzionati se paragonati all'importanza
dei risultati conseguiti. E' lecita la domanda, se effettivamente
vale la pena di continuare lo sviluppo in questa direzione o
se invece non sarebbe più opportuno creare e ampliare
altri settori. Non bisogna in sostanza illudersi che potenziando
continuamente l'intervento tecnico si possa aumentare di molto
la speranza di vita della popolazione. Il Consiglio d' Europa
nel suo Rapporto sulla educazione alla salute, pubblicato a Strasburgo
nel 1981, osserva che un 'espansione continua della cura medica,
in particolare ospedaliera, non può portare che a vantaggi
marginali quanto all'aumento della speranza di vita, del benessere
e della capacità lavorativa della popolazione. Di pari
passo va una dichiarazione dell'Ufficio Europeo dell'Organizzazione
Mondiale della Salute, che nel suo Rapporto sulla strategia regionale
per l'Europa in vista dell'ottenimento della salute per tutti
entro l'anno 2000, pubblicato a Copenaghen nel febbraio 1981,
afferma che lo sviluppo sanitario negli ultimi anni è
errato: all'insufficienza di servizi e interventi di prevenzione
corrisponde oggi uno sviluppo smisurato di servizi ospedalieri.
Questa soluzione, oltre che essere più onerosa, è
sovente la meno adatta a rispondere ai bisogni della popolazione.
Sarà quindi indispensabile modificare a breve scadenza
il modello di sviluppo del settore sanitario e di conseguenza
l' attribuzione dei mezzi finanziari in modo tale da assegnare
fondi più consistenti agli interventi di prevenzione ambientale
e sociale, di depistaggio precoce delle affezioni facilmente
curabili legate alla civilizzazione e di educazione all'autocontrollo
per la conservazione di un buon stato di salute.
E' giunto il momento di cambiare l'idea che la medicina moderna
e in particolare l'ospedale siano una catena di montaggio capaci
di riparare o sostituire un pezzo qualsiasi del nostro corpo
e ciò indipendentemente dai danni che il proprietario
e l'ambiente gli hanno inflitto. Molti danni alla salute sono
irreparabili e potrebbero invece essere efficacemente evitati
con semplici misure di prevenzione.
In questa direzione si è mosso il Dipartimento delle Opere
Sociali del Canton Ticino (diretto da un socialista) che ha iniziato
una vasta campagna di prevenzione delle malattie in particolare
con azioni pubbliche di misurazione della pressione del sangue,
di propaganda mediante spot televisivi contro il fumo. E' inoltre
in preparazione un'intensa azione volta a educare la popolazione
a un 'alimentazione più sana. Possiamo affermare che il
Ticino è il primo cantone ad avere un programma di prevenzione
ed educazione sanitaria rivolto a tutta la popolazione.
Gli interventi proposti, in parte già messi in atto, serviranno
soprattutto a una prevenzione delle malattie cardiovascolari
che rappresentano in Svizzera circa il 50% delle cause di mortalità.
Questa profilassi è sicuramente efficace: infatti negli
ultimi 10 anni in America l'educazione alla salute nel senso
di una diminuzione del fumo delle sigarette, di una campagna
contro l'ipertensione e di una nutrizione povera di grassi animali
ha portato alla riduzione della mortalità cardiovascolare
del 25%.
E' chiaro che il discorso sulla salute dovrà essere affrontato
nella Nuova Legge Sanitaria, attualmente ancora in fase di consultazione,
che, se accettata, costituirà la base legale per l'educazione
alla salute della popolazione, unanimemente riconosciuta quale
mezzo privilegiato di prevenzione primaria.
Prefazione all'edizione italiana
La redazione di Medicina democratica
nel VI anniversario dellà rivoluzione sandinista
Milano, 19 luglio 1985
La Redazione della rivista italiana "Medicina democratica"
ha preso l'iniziativa di tradurre questo libro.
Il titolo "Medicina e socialismo" potrebbe scoraggiare
i lettori. Forse, dirà qualcuno, è un po' fuori
moda. L'abbiamo voluto conservare perchè corrisponde al
suo contenuto; provocatoriamente riteniamo che il primo fra i
due termini, quello di medicina, sia il più arcaico.
Vediamo perchè secondo la nostra visione.
Il primo criterio cui questo libro risponde è quello critico:
è la medicina per la sua storia e per la sua attualità
che critica se stessa, ovvero mostra nelle sue forme più
evolute i propri limiti.
La considerazione che ne consegue è quella di leggere
ancora una volta la medicina per quello che è: separata,
lontana dalla salute dei soggetti. Il suo primo scopo è
quello di soddisfare se stessa. E questa è una caratteristica
di molti altri campi. Avendo smarrito la direzione di marcia,
avendo abbandonato il "socialismo" come indicazione
e come ricerca, e al tempo stesso essendo il sistema in crisi,
si scopre che ogni ambito o servizio sociale si dispone prima
di rispondere alle esigenze degli utenti, ad ascoltare i suoi
operatori e dirigenti. Abbiamo una scuola per gli insegnanti,
un tribunale per i magistrati... un sindacato per i sindacalisti,
una psichiatria per gli psichiatri... ecc.
Queste affermazioni che per la loro schematicità rischiano
di essere prese come battute, diventano ancora più vere
nel campo che qui stiamo esaminando. Questo libro a nostro avviso
lo dimostra.
Il soggetto della medicina; il singolo bisognoso di cure e ancor
più il corpo collettivo che necessita di prevenzione,
sono una specie di incidente di percorso. La risposta arriva
a loro dopo che sono state soddisfatte le esigenze del produttore
di farmaci o di diagnostica strumentale, quando la corporazione
medica si sente ben riconosciuta nella sua retribuzione e per
le sue presunte capacità, inoltre quando l'amministratore
pubblico ha intravisto tramite lo sviluppo e il consolidamento
della attività sanitaria un ulteriore strumento per la
propria affermazione politica.
Dicevamo all'inizio che salute e medicina sono separate, e lo
sono ancora di più quando vengono identificate.
La salute incorporata nella medicina genera le aberrazioni di
un sistema sanitario che ingigantisce per l'enorme crescita della
spesa, e non funziona, non è né efficiente né
efficace.
Anche qui senza andare alla radice delle disfunzioni si tenta
di uscire dalla contraddizione introducendo in medicina le tecniche
più sofisticate... attenzione ora arriva il calcolatore...
tutto verrà ordinato... si avrà un vero sistema
sanitario moderno.
La riforma possibile non rifiuta le tecniche più avanzate,
ma non dipende dal loro impiego massiccio. L'elemento di sintesi,
che viene introdotto in questo libro, dopo quello critico, va
oltre le contraddizioni che l'attuale sistema anzichè
risolvere, amplia; più chiaramente, si pone in una prospettiva
storica, di lotta e propositiva.
Non possiamo dimenticare, l'abbiamo fatto con un numero della
nostra rivista (il 40), l'esperienza del popolo nicaraguense
e del governo sandinista. Come è possibile una effettiva
riforma sanitaria, con scarsissime risorse, circondati da terra
e dal mare e con un embargo economico molto rilevante?
La particolare esperienza fatta in Italia a partire dalla fine
degli anni 60 ci dice che non dobbiamo attendere la rivoluzione
sandinista per affermare nella pratica un nuovo modo di fare
salute.
Per diversi anni in Italia, ma non solo, lotta e progettualità
hanno costituito un 'unica sintesi. Intuizioni derivate dalle
necessità storico-sociali di milioni di lavoratori sono
state elaborate, tradotte sul piano operativo, divenute a volte
leggi dello Stato, da centinaia di medici, avvocati, giuristi,
sindacalisti, operatori socio-sanitari, economisti ecc. Prova
ne sono le acquisizioni nel campo della psichiatria, con l'eliminazione
delle strutture manicomiali, come pure ciò che si è
raggiunto in merito alla prevenzione nei luoghi di lavoro, la
nascita delle strutture territoriali corrispondenti è
il risultato di questa interazione fra soggetti lavoratori (il
gruppo operaio omogeneo) e i tecnici della salute.
Il peso della crisi e le rinnovate ideologie che da essa promanano
hanno portato ad un arresto di queste esperienze, ad un ritorno
indietro, ad una grossa involuzione.
Che fare dunque?
Parlare di socialismo non significa chiudersi in un lontano e
nostalgico passato.
Piuttosto riproporre il punto di partenza: quello di attivare
una nuova grande partecipazione di massa sui temi della salute,
della pace, dell'ecologia; i piccoli gruppi e i grandi movimenti
non sono in contrasto fra loro. I primi servono per formare i
secondi; da questi si possono ricostituire i primi. Dobbiamo
creare cultura. Una cultura adeguata alla nuova realtà,
ma su quei principi base che da sempre hanno guidato la classe
operaia per passare dal controllo sociale a nuove forme di società.
Questo libro a nostro parere si muove in quella direzione, va
quindi letto, diffuso, soprattutto arricchito.
Uno strumento per la cultura e la lotta, un libro che va oltre
il rapporto autore-lettore, che promuove dibattito che spinge
all'azione. |