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Fondazione Pellegrini-Canevascini

Virgilio Verdaro (1885-1960)

 Versione di stampa

il comunista eretico e il socialista controcorrente, il militante internazionalista e il balernitano

Virgilio Verdaro
Pasquale Genasci | Bruno Stoppa | 1988 | pp. 70
Prezzo: CHF 10 ESAURITO!

Fondazione Pellegrini - Canevascini


 

 

Prefazione di Rolando Schärer

Il 29 giugno 1985, a cent'anni dalla nascita, si è tenuta a Balerna una giornata di studio dedicata a Virgilio Verdaro (1885-1960), una straordinaria figura di militante del movimento operaio.
L'iniziativa era stata promossa dall'Associazione cultura popolare di Balerna, dalla Fondazione Pellegrini-Canevascini, dal Gruppo di lavoro Virgilio Verdaro, nonchè dalle forze locali della sinistra (le allora sezioni balernitane del Partito socialista autonomo e del Partito socialista ticinese).
Ci è sembrato opportuno far conoscere a un pubblico più vasto le stimolanti relazioni che il giornalista Bruno Stoppa e lo storico Pasquale Genasci hanno presentato in quella occasione.
Purtroppo per la pubblicazione degli "atti", termine che sentiamo terribilmente pretenzioso, ci è voluto più tempo del previsto, un ritardo che va attribuito in gran parte all'indolente curatore che qui chiede venia.
In definitiva, con il menzionato mini-convegno del 29 giugno 1985 e la presente pubblicazione ci siamo prefissi essenzialmente due obiettivi:

  • ricordare con affetto, nel centenario della nascita, una figura di militante assai interessante, eppure poco conosciuta negli stessi ranghi della sinistra ticinese e, finora, praticamente trascurata dalla ricerca storica: un oblio che ci sembra del tutto immeritato;
     
  • offrire, pur nella consapevolezza del carattere preliminare e interlocutorio di questa pubblicazione, una prima serie di ricerche e di documenti inediti attorno a questa personalità, nella speranza di suscitare nuovi studi in direzione della messa a punto di un profilo biografico più organico ed esauriente di quanto sia stato possibile con questa prima esplorazione.

Oblio immeritato, dicevamo, quello che ha avvolto Verdaro, se solo si considera che questo ometto fragile e un po' stravagante, dalla voce stridula e dall'abbigliamento sciatto, eppure arguto, gioviale e coltissimo aveva fatto una vita davvero incredibile, svolgendo la sua appassionata militanza nel movimento operaio di ben cinque paesi: Italia, San Marino, Svizzera, Unione Sovietica e Belgio. Una vicenda eccezionale che gli aveva permesso di conoscere da vicino personaggi del calibro di Gramsci, Togliatti, Silone, Humbert-Droz e molti altri. Ma veniamo ai due contributi qui ospitati.

Bruno Stoppa, che è stato per tanti anni lo specialista del Corriere del Ticino per il "mondo comunista", ci propone un vivace affresco del grandioso scenario storico nel quale andò di spiegandosi la vicenda internazionalista di Verdaro: dalle prime esperienze nel socialismo italiano alla vigilia della "Grande guerra" su su fino al rocambolesco rientro a Balema, dopo aver operato per lunghi anni prima nell'Unione Sovietica (dal 1924 al 1931) e quindi nel Belgio (dal 1931 al 1940).
Per comprensibili ragioni Stoppa ha dovuto avvalersi essenzialmente di opere a stampa (studi storici e letteratura memorialistica); pertanto per il periodo anteriore al 1940 andrebbero ancora consultati numerosi documenti disseminati in vari archivi d'Europa.
Ci piace pensare che il nuovo corso di Gorbaciov possa presto favorire l'avvento di un clima politico-culturale tale da permettere a nostri studiosi l'accesso ai mitici archivi sovietici: si potrà allora mettere a fuoco anche la terribile vicenda di Verdaro in quell'immenso,paese, quando, per dirla con Victor Serge, "era mezzanotte nel secolo". E inevitabile, in riferimento a questo episodio, volgere il pensiero al destino ancora più tragico di almeno duecento emigrati antifascisti italiani in URSS anarchici, socialisti "e, soprattutto, comunisti - che, dopo essere sfuggiti alle persecuzioni fasciste in Italia, sono tragicamente scomparsi nelle "purghe" staliniane. Un'analoga sorte - ne parla Stoppa nel suo contributo - toccò anche allo svizzero Fritz Platten, grande amico di Lenin, che perì nel 1942 in un "campo di lavoro" siberiano.

Pasquale Genasci indaga invece il periodo ticinese che si estende dal 1940 al 1957. In questa fase Verdaro andò profilandosi come l'oppositore più lucido e coerente nei confronti della linea politica del PST di allora e in particolare rispetto alla cosiddetta "alleanza di sinistra" tra liberali-radicali e socialisti promossa nel 194 7 da Guglielmo Canevascini e Libero Olgiati.
Genasci, dopo aver delineato la difficile situazione esistenziale di Verdaro, sviluppa un'accurata indagine sulla sua attività politica sia a livello cantonale che a livello comunale: in quest'ultimo ambito "il professore fiorentino" ha avuto un ruolo indubbiamente trainante, contribuendo in larga misura al rafforzamento del socialismo balernitano, che pure già allora poteva vantare un forte insediamento sociale. Genasci analizza quindi le posizioni di Verdaro in merito a una serie di temi classici della
cultura politica di sinistra:{i rapporti tra socialisti e forze borghesi progressiste, i rapporti tra socialisti e comunisti, la questione militare, la questione femminile, la questione religiosa ecc.
Nella sua circostanziata ricerca il giovane studioso airolese ha potuto attingere a importanti fondi archivistici ed ha proceduto allo spoglio sistematico delle pertinenti fonti giornalistiche dell'epoca.

Ai testi di Stoppa e Genasci seguono due appendici: la prima, di carattere documentario, comprende due ghiotti inediti gentilmente segnalatici da Mauro Cerutti, la seconda contiene invece tre simpatiche e gustose testimonianze di Sergio Colotti, Adolfito (Fito) Fontana e dello stesso Bruno Stoppa.

Concludiamo questa nota introduttiva, esprimendo un caldo ringraziamento a tutti gli amici e compagni che hanno reso possibile la riuscita di questa piccola iniziativa editoriale.
Ci auguriamo, consapevoli di ripeterei, che questo contributo possa stimolare nuove ricerche attorno alla figura di Virgilio Verdaro, un uomo generosissimo che rientra a pieno titolo "in quello stuolo di leaders socialisti e di militanti con nomi meno noti e anche oscuri, di organizzatori, di capilega, di cooperatori, di amministratori, di uomini di studio (...) tutti uniti da un tratto comune, quello di qualità morali di eccezionale elevatezza, alimentate da una fede che nessuno di essi ha abiurato".

Verdaro fa parte, in altre parole, di quella umanissima e straordinaria galleria popolare di uomini e di donne che hanno fatto (e tuttora fanno) la forza, la credibilità e persino il fascino, un po' romantico, della sinistra.


 


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