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L'areo della libertà. Il caso Bassanesi e il Ticino
G. Butti | P. Genasci | G. Rossi | 2002 | pp. 220
Prezzo: CHF 28
Il libro può essere ordinato direttamente on-line sul sito della Libreria Casagrande:

Recensione
su Area
Gli autori
Giuseppe Butti
Attinente di Chiasso, è nato nel 1949. Licenziato in lettere
all'Università di Losanna (1979), dopo un'esperienza in
qualità d'insegnante nella città vodese, è
ritornato in Ticino. È morto a Lugano il 14 maggio 1987.
Pasquale Genasci
Nato ad Airolo nel 1954. Licenziato in lettere all'Università
di Friburgo (1982). Ricercatore è autore di diverse pubblicazoni
a carattere storico. Insegnante di storia e geografia ed esperto
di storia e istituzioni politiche per la maturità professionale.
Gabriele Rossi
Nato a Giubiasco nel 1951. Licenziato in lettere all'Università
di Friburgo (1980). Riercatore e autore di diverse pubblicazioni
a carattere storico. |
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Il caso Bassanesi è, fra i molti episodi che videro
protagonisti gli antifascisti ticinesi, quello più conosciuto
e che maggiormente colpì l'opinione pubblica per l'audacia
che lo contraddistinse: com'è noto l'11 luglio 1930, Giovanni
Bassanesi compì un'incursione aerea su Milano per lanciare
sulla città lombarda migliaia di manifestini di "Giustizia
e Libertà", caricati sul suo Farman all'aeroporto
di Lodrino da Rosselli e Tarchiani. L'operazione riuscì,
ma al suo ritorno l'aereo si schiantò contro il massiccio
del S. Gottardo. Bassanesi sopravvisse e il suo processo, tenutosi
a Lugano dal 17 al 19 novembre, divenne un affare di rilevanza
internazionale.
La ricerca, nel suo impianto generale, parte dalla tesi di
laurea presentata a Losanna nel 1979 da un giovane studioso,
Giuseppe Butti, prematuramente scomparso. Essa è stata
ampliata da Pasquale Genasci e Gabriele Rossi alla luce di nuove
fonti disponibili negli archivi pubblici e privati: in particolare
nel Fondo Francesco Borella (uno degli avvocati difensori), recentemente
consegnato dalla famiglia alla Fondazione Pellegrini - Canevascini.
Il libro è concepito come un racconto a più
voci, che riporta gli avvenimenti dai vari punti di vista degli
attori coinvolti. Esso é intercalato da documenti, tra
cui alcuni inediti di grande interesse storico, ma anche di elevato
contenuto politico ed etico (si vedano ad esempio alcune lettere
di Rosselli).
Nell'introduzione, il volo su Milano è collocato nel
contesto più generale dell'Italia fascista, in cui il
regime di Mussolini si stava consolidando; l'antifascismo, nelle
sue diverse componenti ideologiche, dopo la sconfitta, cercava
di riorganizzarsi, soprattutto all'estero. E in questo contesto
il Ticino ebbe un ruolo di primo piano nel sostegno alla lotta
al regime, il che provocò frequenti contrasti con le autorità
federali, preoccupate di mantenere relazioni cordiali con Roma.
In questa sezione sono pure ricordati altri voli di propaganda,
tra cui quello che sempre "Giustizia e Libertà"
tentò di ripetere partendo da Costanza (novembre 1931),
senza successo.
Nel secondo capitolo sono riportate da un lato le inchieste
della polizia e della procura, che cercarono ma non sempre riuscirono
a scoprire tutti i retroscena, dall'altro gli scritti di Bassanesi
e dei coautori del volo che per ovvie ragioni, cercarono di sviare,
nascondere e addirittura stravolgere gli avvenimenti.
La terza parte riguardante il processo è stato molto
ampliata rispetto a quella originaria, comprendendo anche gli
aspetti giuridici della vicenda e le testimonianze della difesa.
L'espulsione di Bassanesi dalla Svizzera - già chiarita
da Mauro Cerutti nella sua opera "Fra Roma e Berna. La Svizzera
nel ventennio fascista " per quanto riguarda la discussione
e le decisioni del Consiglio federale - è arricchita con
nuove informazioni sulla scarcerazione e sull'abbandono del suolo
svizzero dell'antifascista aostano. Egli, rientrato in Italia
nel 1939, sarà condannato al confino sull'Isola di Ventotene
e morirà, infine, in un ospedale psichiatrico nel 1947.
I commenti degli avvenimenti da parte della stampa italiana e
di quella degli esuli, nonché dei giornali europei, mostrano
quanto questo spettacolare gesto avesse colpito l'opinione pubblica.
Nuova è pure la parte sulle conseguenze che ebbe il volo:
le misure prese dall'Italia per il controllo della frontiera,
quelle della Svizzera per regolare "l'atterramento di aeromobili
stranieri" e creare una zona proibita al volo nella regione
del Gottardo, nonché le misure introdotte nel nuovo Codice
penale federale.
Nelle conclusioni sono sintetizzate le posizioni dei partiti
cantonali di fronte agli avvenimenti. I socialisti seppero utilizzare
il caso a loro favore, non lasciandosi intimidire dalle gravi
accuse rivolte al Ticino dall'esterno e, pur mantenendo una posizione
fortemente critica nei confronti del Consiglio federale, evitarono
di lasciarsi invischiare nelle polemiche di carattere locale,
privilegiando l'impegno antifascista. Il caso evidenziò
le divisioni all'interno del partito liberale-radicale e di quello
conservatore, che sfruttarono l'avvenimento per scopi di politica
cantonale, isolandolo così dal suo contesto generale. |