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Lavoro e pane!
Fabrizio Viscontini | 1993 | pp. 115
Prezzo: CHF 24
Il libro può essere ordinato direttamente on-line sul sito della Libreria Casagrande:


L'Autore
Fabrizio Viscontini
È nato nel 1965 a Faido dove risiede tuttora. Dopo il
liceo, ha studiato alla facoltà di lettere dell'università
di Friborgo ottenendovi, nel 1991, la licenza in storia moderna
e contemporanea con un lavoro dal titolo "Il Partito socialista
ticinese e e la Camera del lavoro di fronte alla crisi economica
degli Anni Trenta in Ticino"; da questo testo, rielaborato
e adattato, è nata la presente pubblicazione. Nel 1992
ha pubblicato il volume "Giù le mani dall'Officina!"
sulla lotta degli operai dell'Officina FFS di Biasca per difendere
il posto di lavoro tra il 1976 e il 1983 (editori, la Federazione
dei Ferrovieri, segretariato ticinese e la Fondazione Pellegrini-Canevascini. |
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Tratto dall'introduzione del libro
Nell 'ultimo decennio il periodo fra le due Guerre mondiali
in Ticino è stato studiato quasi unicamente dal punto
di vista dell' antifascismo e della storia politica. Viene quindi
spontaneo chiedersi quale fu la portata nel nostro cantone della
crisi degli anni Trenta? In quale misura condizionò il
clima politico e sociale? Perché soprattutto le ricerche
sull' antifascismo hanno involontariamente marginalizzato il
fenomeno focalizzando altri temi - sicuramente importanti - di
quegli anni. Questo problema comunque non fu evidentemente avulso
da quello economico per le forze della sinistra, che videro nella
lotta contro la crisi un mezzo privilegiato per evitare che il
cittadino svizzero impoverito dal marasma economico cercasse
nel totalitarismo una via di salvezza. Inoltre vedremo per il
nostro cantone come si porrà con le Rivendicazioni
ticinesi del 1938 nuovamente la scelta di un maggior legame
economico con la Svizzera d'Oltralpe rispetto ad una possibile
incorporazione nello spazio economico italiano, preludio forse
di un' annessione politica.
Nell'ambito della storia economica l'unica opera di un certo
rilievo è la parte dedicata al periodo da Angelo Rossi
nel suo saggio, E noi che figli siamo...: cento anni di sviluppi
economici nel Ticino, oltre alle pubblicazioni di largo respiro
di Basilio Biucchi. Negli anni Settanta nell' ambito della storia
economica e sociale ed in particolare sulla crisi degli anni
Trenta qualcosa era stato fatto, comunque l'opera monografica
riguardante il periodo rimane il lavoro di licenza di Fausto
Invernizzi, La disoccupazione nel canton Ticino durante la
crisi; 1929-1939, nella quale però rimangono irrisoluti
numerosi interrogativi quali: la reazione dei partiti di fronte
a questo grave avvenimento e la percezione della crisi. Nel mio
lavoro intendo trattare appunto queste questioni rimaste aperte,
riducendo il problema principalmente ad un solo partito e sindacato
- pur non trascurando gli altri - per analizzare quale fu il
comportamento del PST confrontato con la crisi economica che
colpì il Ticino praticamente dal 1931-32 al 1939 . Interessante
sarà determinare se il partito ha subito la crisi, all'interno
per esempio delle sue strutture, oppure se si è servito
della stessa per raggiungere i suoi fini. Per far questo non
potevo tralasciare l'atteggiamento della Camera del lavoro che
era il braccio sindacale del partito, soprattutto tenuto conto
di tutta una serie di legami personali che univano le due organizzazioni.
La scelta di un partito di sinistra come un' organizzazione che
affronta una crisi economica non è casuale. Negli statuti
del PST del 1932, all'articolo 1. si legge: "[.. ] [Il
PST] collabora con le organizzazioni sindacali e con tutte le
organizzazioni aventi per iscopo la difesa degli interessi della
classe lavoratrice".
Quindi "a forti ori", in un periodo di crisi economica,
il partito dovrebbe trovarsi in prima linea per la difesa degli
interessi della classe lavoratrice.
Una seconda costatazione ha attirato la mia attenzione: i
recenti studi riguardanti l'antifascismo in Ticino hanno mostrato
quale ruolo di primaria importanza è stato svolto dal
PST - unico partito nel suo interno totalmente antifascista nel
periodo in questione, a parte i Democratici nati dalla scissione
del PLR T del 1934 ed i comunisti - e dai suoi esponenti. Ci
si poteva legittimamente chiedere, nell' ambito dell' attività
politica del partito negli anni Trenta, se questa lotta lo avesse
distolto o meno dai problemi economici.
Naturalmente nel presente lavoro ho citato, quando mi si è
presentata l'occasione, le iniziative intraprese da altre formazioni
politiche e sindacali: come nel caso delle Nuove rivendicazioni
ticinesi oppure analizzando i rapporti intercorsi fra la
CdL e l'GCST. Scegliendo questa direzione spero che il lettore
abbia una visione più completa dell'attività svolta
in Ticino contro la crisi economica.
Mi preme sottolineare che in questo studio ho dedicato un largo
spazio all'attività "anticrisi" del partito
e del cartello sindacale rispetto allo studio diacronico delle
loro strutture. Non propongo quindi una storia del PST e della
CdL negli anni Trenta - che rimane ancora da scrivere avendo
volutamente evacuato il problema dell' antifascismo nei suoi
aspetti politici, oppure le prese di posizione su problemi come
quello della difesa nazionale - ma la storia del loro impegno
nel campo della politica economica e sociale ed i risultati ottenuti.
Rispetto a coloro che avevano intrapreso qualche anno fa degli
studi sul PST o sulla CdL mi sono trovato avvantaggiato: grazie
al lavoro svolto dai membri della fondazione "Piero e Marco
Pellegrini - Guglielmo Canevascini" si dispone del "Fondo
Canevascini", dell' "Archivio della Camera del Lavoro"
e dell' "Archivio del Partito socialista ticinese".
Le fonti erano più che sufficienti. La consultazione è
stata facilitata dal fatto che tutta la documentazione si trova
depositata presso l'Archivio storico ticinese a Bellinzona. Nello
stesso luogo ho potuto consultare le pubblicazioni ufficiali
quali ad esempio i "Processi verbali del Gran Consiglio"
ed i "Rendiconti del Consiglio di Stato" ed alcune
opere di carattere economico e sociale apparse nel periodo trattato.
Ho fatto largo uso della stampa ticinese di quegli anni, soprattutto
per quel che concerne le iniziative ed i referendum.
Colgo l'occasione per ringraziare in modo particolare Gabriele
Rossi, gli altri membri della Fondazione e il personale dell'
Archivio storico per l'assistenza prestatami. |