La bandiera dell'Unione operai ferrovieri di Bellinzona (1905)

La bandiera del sindacato delle Officine di Bellinzona (WAV
- Werkstättearbeiterverband), oggi depositata presso la
Fondazione Pellegrini-Canevascini, è una delle più
belle nel ricco patrimonio ticinese. Bellinzona è stato
un centro del sindacalismo ferroviario sin dal 1885 quando, l'8
gennaio, il capotreno Alberto Hagemann prende l'iniziativa di
creare lo SZPV (Schweizerischer Zugpersonalverein).La riunione
costitutiva a Zurigo designa la sezione di Bellinzona quale sezione
dirigente (Vorort) e Hagemann primo presidente. Nel 1886 la sezione
di Bellinzona conta 40 soci, seconda in Svizzera solo a Zurigo
(45).
Accanto a questo primo sindacato che si affiancava alla sezione
locale del Grütliverein, pure creata nel 1885, due altre
associazioni sorsero nell'inverno del 1899: la VSLH (Verein Schweiz.
Lokomotivheizer),che raggruppava i fuochisti (dal 1911 SLPV,
Schweizerischer Lokomotivpersonalverband), che già aveva
una sezione a Biasca dal 1896, e il WAV (Werkstättenangestellter
Verband) che univa il personale delle Officine della Gotthardbahn,
che entrerà a far parte dell'AUST (Arbeiterunion schweizerischer
Transportanstalten, 1895-1919) "una delle prime forme che
tentano di superare la frammentazione impressionante che esiste
tra il personale delle ferrovie" (G.Rossi, Sindacalismo
senza classe vol.I, Bellinzona, Fond. Pellegrini-Canevascini,
2002). A fronte di meno di 100 membri della sezione del Grütliverein,
nel novembre 1900 il WAV bellinzonese conta 350 iscritti su 584
operai (tasso di sindacalizzazione attorno al 60%) di cui 455
svizzeri (fonte: Controllo degli operai set. 1894-apr. 1902,
archivio delle Officine, Fondazione Pellegrini-Canevascini,elaborazione
informatica dei dati G.Rossi).
Una buona metà dei presenti all'atto fondatore del Partito
socialista ticinese, nell'ottobre del 1899 al ristorante Camoghé
di Giubiasco erano operai delle Officine.
La bandiera del 1905, con la sua statua della libertà
dal berretto frigio e sullo sfondo i castelli, curiosamente privi
della loro città al posto della quale sorgono alberi,
rappresenta la vitalità del movimento proprio quando si
fanno più aspri gli screzi tra il Grütliverein e
il Partito socialista a causa della scelta cantonale di finanziare,
quale segretariato operaio, la Camera del Lavoro di Lugano e
non i grütliani di Bellinzona. Negli anni successivi seguiranno
le vicende legate alla nazionalizzazione delle ferrovie; il passaggio
dalla Gotthardbahn alle FFS non fu indolore.
Fabbri, pittori, sellai, falegnami, manovali, fuochisti, tornitori,
forgiatori, piallatori, posatori, fonditori, montatori ecc. ponevano
anche il mestiere in primo piano, l'"arte" (non per
nulla erano "artigiani") e gli attrezzi sono in bella
mostra nella bandiera. Attaccamento al lavoro, al posto di lavoro,
all'azienda e al suo buon nome che contrasta con la visione attuale
di dirigenti attenti solo ai profitti. Il conflitto in atto oggi
per salvare le Officine, ha anche questa valenza: ridare al lavoro,
non al profitto, un ruolo centrale nella società. Mentre
i liberali-radicali, cento anni fa sostenitori della nazionalizzazione
delle ferrovie, oggi hanno totalmente cambiato il loro pensiero
economico, i lavoratori sindacalizzati restano fedeli alla loro
visione di "servizio" pubblico. Libertà, pace,
lavoro,erano le parole d'ordine fissate nella bandiera: se abbiamo
la libertà, pace e lavoro mancano ancora crudelmente in
questo mondo privo di solidarietà.
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