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Documenti tratti dagli archivi della sezione luganese del SEI, Sindacato dell'edilizia e dell'industria

Nella sfera privata, come in quella pubblica, l'esistenza della donna scorre tra mille ostacoli e preoccupazioni, come quella di tutti. Tuttavia, a ben guardare, barriere, inciampi e crucci sono forse in numero maggiore. Due documenti tratti dagli archivi della sezione luganese del SEI, il sindacato dell'edilizia e dell'industria, possono servire ad illustrare questo aspetto della società.

Il 3 marzo 1957 gli elettori (uomini) ticinesi accettarono (7003 sì contro 5704 no) la proposta tendente a modificare la costituzione federale inserendo un capoverso nuovo all'articolo 22bis che intendeva rendere obbligatorio per le donne svizzere il servizio di difesa degli stabili; sul piano nazionale la proposta venne invece sonoramente bocciata (36'000 sì, 390'000 no).

Le associazioni femminili del Luganese ritennero profondamente antidemocratica l'idea di far decidere dai soli uomini un obbligo di servizio per le donne e colsero l'occasione per rivendicare, una volta ancora, il loro buon diritto a partecipare pienamente alla vita politica del Paese (ricordiamo a chi non lo sapesse ancora, o avesse rimosso dalla sua coscienza questo dato poco lusinghiero per la Svizzera, che il diritto di voto per le donne sul piano federale verrà concesso solo nel 1971). Perciò organizzarono una votazione consultiva a carattere decisamente di protesta, ben evidenziato dal suggerimento di votare in bianco. Si può sottolineare il fatto che l'argomento del diritto di voto aveva, per una volta, riunito in uno sforzo comune associazioni a carattere politico, religioso, professionale, sportivo, sociale in genere.

Associazioni femminili Lugano e dintorni
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Un ventennio più tardi falliva a Lugano la ditta FOCE, lasciando a piedi parecchi operai. Uno di questi che, come la maggior parte delle maestranze nell'edilizia, era italiano, lasciò il nostro Paese per cercare miglior fortuna in Africa. Chiuse quindi allora anche i rapporti con il sindacato. Il SEI tuttavia proseguì, anche a suo nome, la causa contro la ditta ed ottenne il risarcimento richiesto dopo tre anni. I contatti tra l'operaio e la sua ex-organizzazione sindacale vennero mantenuti dalla suocera; essa rappresentava il perno attorno a cui ruotava la vita famigliare e sono suoi i sentimenti alterni di speranza e di timore, di rassegnazione e di felicità che traspaiono nettamente dai due scritti. Nel dossier non abbiamo trovato invece traccia dell'annunciata lettera del genero dalla Nigeria.

SEI
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