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Un documento sull'azione della polizia nei confronti dei volontari della guerra di Spagna

Nel testo di Gilardoni, Lazzeri e Petrillo, "I volontari ticinesi in difesa della repubblica di Spagna", pubblicato dall'Archivio storico ticinese, numero 65-68 del marzo-dicembre 1976, si dice poco sulle accuse di reclutamento dei volontari. A pagina 227 si afferma che il partito comunista "era alquanto reticente, se non addirittura contrario" alla partenza di volontari, per ovvie ragioni di sopravvivenza del movimento in Ticino, visto lo scarso numero dei militanti. Più avanti si ricorda che "Come nel resto della Svizzera, anche nel cantone Ticino una persona fu accusata di reclutamento di volontari per la Spagna,. Si tratta del segretario del partito comunista ticinese tra il 1936 e il 1939, e redattore dell'organo del partito di quegli anni (Il Popolo), Gigi Martinoni di Minusio…. . Fu quindi processato e condannato a 6 mesi di carcere ed espulso dall'esercito." In nota si dice che "non gli fu neppure data copia della sentenza". Può dunque essere utile riprodurre un documento intitolato "Appunti su un infiltrato nella rete per raggiungere la Spagna" (AGC –Archivio Guglielmo Canevascini – 14.5.4-05 – nuova numerazione) databile dal testo attorno alla seconda metà del 1938. Come dice il titolo è una trascrizione (in genere di funzionari), commentata, di documenti di cui Canevascini veniva a conoscenza ma che non potevano essere da lui trattenuti. Le citazioni di documenti originali all'interno del testo sono rese in corsivo.

"La polizia di Locarno (agente Delcò) cervaca di scoprire le persone che si occupavano degli arruolamenti per la Spagna. In data 3 marzo il Delcò comunicava al Comando della gendarmeria di aver trovato – coll'ausilio di compiacente terza persona – l'individuo disposto (dietro congrua retribuzione)a mettersi a disposizione.

"Lo stesso si farebbe addirittura inviare sino alla frontiera (dove si presuppone esservi incaricati per le ultime formalità d'espatrio) per poi ritornare sui suoi passi."

"Scopo della presente è pel momento solo quello di sapere se il nostro mandato acconsente di escogitare simile espediente nell'interesse della sicurezza del paese."

La polizia cantonale dava il consenso.
L'individuo in questione è Antognini Salvatore di Cesare e Eugenia Perdetti, att.[inente di] S Nazzaro, ivi nato il 24 ottobre 1904, pittore ammogliato con prole (quattro figli) domiciliato a Locarno (Solduno, casa Ragazzi).
La terza persona di cui sopra è il sig. Lanzi, capo-ufficio della polizia di Locarno a cui l'Antognini si è offerto. Il sig. Lanzi si rivolse a Delcò, questi al capoposto P. [ubblica] S.[icurezza] sergente Della Casa. Fu informato anche il sig. Camponovo, ispettore della polizia federale, che seguì tutta la faccenda (Ministero pubblico federale).
L'Antongnini trattò con Martinoni Luigi detto Gigi, figlio di Luigi, [nato nel] 1914 in Minusio. Egli aveva già denunciato il Martinoni. Ottenne l'ingaggio per la Spagna, di sé e un presunto compagno (allo scopo di avere altro biglietto che consegnò poi alla polizia). Si fece consegnare alcuni documenti che dovevano facilitare il passaggio in Francia e in Spagna (biglietto ferr.[oviario], foglietto di riconoscimento, istruzioni, ecc.) – segni convenzionali su due foglietti.
Avvenne la partenza. La polizia di Basilea fu avvertito. L'Antognini fece poi ritorno fingendo di non aver potuto proseguire. Il materiale e le informazioni date alla polizia permise di aprire subito una inchiesta (perquisizione in un locale ad Ascona, arresto di Martinoni, perquisizioni ed arresti a Basilea). La inchiesta istruita prima dalla polizia fed.[erale] in collaborazione con quella cantonale indi dall'autorità giudiziaria ebbe risultati apprezzabili.

L'Antognini con lettera 16 aprile 1938 vantava i suoi meriti ("sentendomi disgustato nei miei confronti per i continui delittuosi arruolamenti di volontari per la Spagna, quando seppi che un mio parente certo Pini [Primo Pini, nato a S. Nazzaro nel 1913, comunista, entrato in Spagna il 10.11.1937, caduto a Caspe il 6.3.1938], venne anch'egli indotto a partire, decisi di mettermi in relazione col sig. Lanzi, capo ufficio polizia di Locarno e col sig. Delcò, agente di P.S., per combinare un'azione per scoprire gli arruolatori ed averne le prove").
I meriti consistono (dice nella lettera): "assunzione della parte di volontario d'accordo colla polizia, scoperta degli ingaggiatori, partenza fino a Basilea, messo in relazione con la polizia di Basilea, ecc.
Pure non avendo posto delle precise pregiudiziali, di ricompensa ebbi dalla polizia affidamenti che le mie spese sarebbero state indennizzate
". "Sempre dietro consiglio della polizia dovetti assentarmi dal lavoro due settimane sia per sopportare degnamente la mia parte sia per tenermi nascosto durante le operazioni di inchiesta, ecc."
Chiede un compenso di 150 franchi che con risoluzione speciale del Consiglio di Stato gli viene concesso."

 

 

 

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